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Alla scoperta di Mastodon e della piattaforma bologna.one, in dialogo con Fabrizio Massari

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Negli ultimi tempi si è diffusa sempre più una nuova terminologia riguardante alcune piattaforme che si diversificano da quelle più note e utilizzate: Fediverso, Mastodon, istanze… Questi nomi potrebbero apparire ignoti o arrecare un po’ di confusione; si potrebbero, erroneamente, associare addirittura al Metaverso. È bene, dunque, fare chiarezza e apprendere cosa indica questo particolare insieme di vocaboli, che indicano, in realtà, dei social network “alternativi”.

La parola, dunque, a Fabrizio Massari, 54 anni, che nella vita lavora per una multinazionale italiana di sistemi informatici. Come passatempo, però, ha cominciato qualche anno fa a interessarsi a Mastodon, un nuovo social basato su un codice aperto, e ha creato una sua istanza personale chiamata bologna.one, che si occupa di pubblicare contenuti a proposito della città.

Quando hai iniziato a occuparti di social network e come hai iniziato ad avere a che fare con Mastodon?

“Io lavoro da sempre nel mondo open source, quindi, se posso scegliere, con sistemi aperti, anche nel mio lavoro quotidiano. Quando ho visto che esisteva questo social basato su un codice aperto ho cominciato a studiarmelo: nel 2019 mi sono iscritto a qualcosa che esisteva già, cioè mastodon.uno, che è l’istanza più grande che esiste in Italia, e parlando con gli amministratori di questo sito mi è venuta voglia di metterci qualcosa di mio e di costruire un’istanza nuova, cioè bologna.one.”

Facciamo un passo indietro: che cos’è Mastodon?

“Per parlare di Mastodon dobbiamo prima definire cosa significa Fediverso. Fediverso è una parola macedonia (federated universe,risorse federate) che risale al 2008, e indica un’unione di tanti servizi su Internet, ognuno gestito da qualcuno, ma ciascuno che vive di vita propria. Tutti questi servizi si basano su un protocollo, ActivityPub, che ha il compito di regolamentare tutto ciò che esiste in rete. Il suo codice di base è libero, e permette a tutti i software che lo adottano di comunicare fra loro. Arrivando a Mastodon, esso è una piattaforma di microblogging, rilasciata per la prima volta nel 2016; nel 2018 si è attivata anche la più grande istanza italiana, mastodon.uno, che ha al momento circa 7000 utenti. Mastodon è quindi il social più famoso, al momento, inventato da Eugen Rocko, un tedesco di origini russe. Dopo Mastodon è nato Pixelfed, che vorrebbe imitare Instagram, oppure Friendica, che vorrebbe imitare Facebook; in genere si possono scrivere post più lunghi, o fare cose diverse.”

In cosa si differenzia Mastodon rispetto agli altri social che tutti conosciamo?

“Mastodon nasce con lo stesso obiettivo di Twitter: cambia però il numero di caratteri, o il fatto che si possono modificare i post. Di base, la differenza principale si trova, però, nella moderazione. Noi siamo due moderatori, e se un utente segnala un contenuto che non considera appropriato, uno dei moderatori riceve la segnalazione. Dietro lo schermo, quindi, c’è una persona reale con la quale l’utente interagisce: i due possono dialogare e risolvere la questione accordandosi. I moderatori contribuiscono a mantenere l’ordine e un clima sereno nei messaggi che possono essere divisivi. Per contro, qualcuno può sostenere che il “potere” stia tutto in mano ai moderatori, ma se gli utenti non sono d’accordo possono cambiare istanza e crearsi infiniti account contemporaneamente, anche personali. Le regole e la moderazione dei contenuti valgono per singolo server: ognuno gestisce le proprie norme anche da questo punto di vista, così che ognuno possa scegliersi le istanze in base a ciò che preferisce vedere. Alcune istanze, addirittura, obbligano a mettere un content warning, per proteggere dei contenuti che potrebbero essere potenzialmente offensivi, così che vengano oscurati e siano visibili solo per scelta personale. Infine, non c’è alcuna pubblicità, non ci sono algoritmi, né tantomeno account commerciali.”

Come si identificano le istanze?

“Un’istanza può essere generica o tematica: ci si può iscrivere e parlare di tutto, ma alcune sono più focalizzate su qualcosa di specifico. “Livello Segreto” è la seconda istanza più grande che c’è in Italia, dedicata ai giochi e al gaming, ma ce ne sono molte altre. Esistono anche delle istanze storiche, su cui è nato il Fediverso, che al momento sono tre e che provengono da una precisa area politica, che si può definire di estrema sinistra. Ogni istanza, comunque, ha un numero congruo di moderatori in base al numero di utenti iscritti.”

Come nasce invece bologna.one, di cui tu ti occupi?

Bologna.one nasce in questo universo, nell’ottobre 2021, principalmente per scrivere contenuti su Bologna: inizialmente, infatti, l’idea era ci scrivessero i bolognesi, proprio con focus sulla loro città. Ad ogni modo, tutto l’arcipelago che ruota attorno a bologna.one è completamente a costo zero, e per scelta personale ho deciso di non fare campagne di raccolta fondi. Ad oggi, su bologna.one è possibile condividere qualsiasi tipo di contenuto da parte degli utenti iscritti, e abbiamo un limite di 500 caratteri (il doppio di Twitter). Abbiamo anche introdotto la ricerca su tutte le istanze con cui siamo federati: se si cerca un post di una persona di un’altra istanza, nella casella di ricerca di bologna.one è possibile trovarla. Ho anche deciso di non mettere alcun content warning su questa piattaforma, preferisco non pretenderlo.”

Qual è, secondo te, il ruolo "sociale" che un social network simile ricopre nei confronti della cittadinanza?

“Secondo me sarebbe ideale che su queste piattaforme iniziassero a partecipare e a scrivere anche i comuni, le amministrazioni, gli account istituzionali… C’è ancora un po’ di diffidenza in tal senso: questi account solitamente si chiedono chi siano i moderatori, per evitare il rischio di finire in mezzo a reti pericolose. Se si riuscisse, però, a creare un giro di questo tipo, risulterebbe interessante: per esempio, le notizie di Bologna che ora si leggono solo su Twitter potrebbero essere lette anche su Mastodon. L’altra idea che vorrei anche portare a termine è creare una community di persone che possa autogestire bologna.one, ma è ancora un po’ complesso."

Anche Bologna Notizie ha un account su bologna.one: https://bologna.one/@VivereBologna dove è possibile leggere le notizie della città.



Questo è un articolo pubblicato il 16-04-2024 alle 13:15 sul giornale del 17 aprile 2024 - 258 letture






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