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A Bologna permesso di soggiorno a un lavoratore sfruttato: è uno dei primi casi in Italia

6' di lettura 17/02/2023 - BOLOGNA - Lavorava, senza permesso di soggiorno, per conto di una piccolissima ditta individuale, e non veniva pagato.

In un anno e mezzo ha accumulato oltre 200 ore al mese ricevendo come retribuzione complessiva, ovviamente in nero, 12.800 euro. E accettava tutto questo trovandosi in stato di bisogno e appunto senza permesso di soggiorno. Quello stesso permesso di soggiorno che ora ha conquistato con una motivazione rara e speciale: la Procura di Bologna, infatti, a seguito di una specifica istanza, ha riconosciuto al lavoratore straniero protagonista di questa storia il diritto a un permesso di soggiorno per "grave sfruttamento lavorativo" ai sensi dell’articolo 22 del Testo Unico Immigrazione. ". Quello che ha ottenuto dopo questa vicenda è un permesso di sei mesi, al termine dei quali la sua posizione sarà ri-esaminata, e se riuscirà a dimostrare di essere 'in regola' potrà vedersi allungato il permesso di restare in Italia.

UNO DEI PRIMI CASI IN ITALIA Si tratta di uno dei primissimi casi virtuosi in Italia di applicazione della normativa di legge, utilizzato per un singolo lavoratore", annunciano la Camera del lavoro, il sindacato degli edili (Fille) e il Centro per i lavoratori stranieri della Cgil ritenendo "importante rendere noto il percorso di tutela di un caso di grave sfruttamento lavorativo, che ha riguardato un lavoratore straniero che abbiamo assistito".

LA MOSSA DELLA PROCURA Raccolti tutti gli elementi del suo caso, e sussistendo tutti i requisiti, è partita una querela per sfruttamento lavorativo con allegati i conteggi sindacali per un credito di lavoro di oltre 40.000 euro e con anche le dichiarazioni raccolte direttamente nello studio legale. Dopo 20 giorni dal deposito della querela, la Procura di Bologna ha riconosciuto il diritto per il lavoratore straniero a ricevere un permesso di soggiorno per sfruttamento lavorativo: è stato concesso, spiega il sindacato, "solo sulla base della querela e delle sue allegazioni in quanto le indagini demandate ai Carabinieri dell’Ispettorato del lavoro dovranno iniziare nelle prossime settimane". Questa vicenda dimostra come la Legge 199/2016, "concepita per contrastare i fenomeni di caporalato e frutto delle lotte portate avanti negli anni scorsi soprattutto dalle due categorie degli edili e dell’agricoltura, può diventare, quando applicata nella sua completezza, strumento fondamentale di emancipazione dei lavoratori dallo sfruttamento, che ha portato in tempi rapidi al riconoscimento di un permesso di soggiorno, condizione necessaria per la fruizione dei diritti universali riconosciuti a tutti i cittadini e i lavoratori", rivendicano Cgil, Fillea e Centro lavoratori stranieri della Camera del lavoro di Bologna.

"UNA STRADA CHE PUÒ ESSERE UN PRECEDENTE" "Troppo spesso infatti, a fronte della denuncia dei casi di grave sfruttamento, l’applicazione della normativa prevista dal Testo unico immigrazione, attuata con tempi troppo lunghi, ha impedito l’esercizio di una effettiva tutela dei lavoratori interessati". Dunque "un esempio virtuoso, che può aprire strade utili da percorrere nei tanti, troppi, casi di caporalato e grave sfruttamento presenti in diversi settori anche nel nostro territorio", sintetizza il sindacato che ringrazia l’avvocato Gian Andrea Ronchi "per l’importante attività di tutela svolta".

IL RACCONTO DELL'AVVOCATO: "COME UNA FAVOLA DI NATALE" "Contento? Direi che le sue lacrime hanno dimostrato che è arrivato per lui il momento di smettere di sentirsi solo un trasportatore di mattoni e iniziare a sentirsi un cittadino come gli altri". L'avvocato Andrea Ronchi non esita a definire una "storia di Natale" con il classico lieto fine la vicenda del trentenne di origine marocchina a cui la Procura di Bologna ha riconosciuto il diritto ad un permesso di soggiorno per sfruttamento lavorativo. Di Natale perchè è proprio il quel periodo che si è rivolto al sindacato dicendo, come racconta Ronchi, "che voleva essere pagato" dal titolare della ditta che lo aveva ingaggiato con una promessa di un salario da 1.200 euro al mese, poi diventato di 200 fino ad azzerarsi con rinvii di mese in mese. Un accordo "fatto con una stretta di mano" tra il lavoratore, irregolare in Italia e ospitato da conoscenti che però chiedevano un contributo per la sistemazione, e il titolare della ditta. "Sotto Natale andato al sindacato (la Cgil, ndr) e ha chiesto di essere pagato, ha raccontato di lavorare senza essere pagato e ha incontrato una brava sindacalista della Fillea che ha avuto 'occhio'- racconta Ronchi parlando alla 'Dire'- per riconoscere che non si trattava di una classica questione di un credito di lavoro non rispettato. Per questo ha chiamato l'avvocato". Ronchi si è messo in moto e la 'differenza' in questa vicenda l'ha fatta l'aver prodotto quelle 'prove' che hanno agevolato il lavoro e i riscontri della Procura: ad esempio la testimonianza della fidanzata del lavoratore che ha confermato come lui andasse davvero in cantiere "dalle 7 di mattina alle 8 di sera". Come dice Ronchi, "abbiamo prodotto una querela 'farcita'" di documenti che hanno provato "il danno rilevante" che il trentenne stava subendo e soprattutto il fatto che questo avvenisse a danno di chi era "in condizione di vulnerabilità". Ora che è arrivato il nulla osta della Procura la prossima settimana il lavoratore potrà recarsi in Questura per avere - salvo imprevisti o l'emergere di notizie sul suo conto che diventano elementi che ne pregiudicano il rilascio- quel permesso di soggiorno che ha saputo di poter avere non trattenendo la commozione. Un permesso di sei mesi, al termine dei quali la sua posizione sarà ri-esaminata, e se riuscirà a dimostrare di essere 'in regola' potrà vedersi allungato il permesso di restare in Italia. Attenzione, però, avverte Ronchi: quanto accaduto a Bologna non deve 'ingolosire' qualche furbo: perchè chi si trova in condizioni simili a quella del trentenne nordafricano "deve trovare il coraggio di denunciare il suo sfruttatore", e non è "una operazione gratis, si deve dimostrare quanto si dice, si deve provare lo sfruttamento" e, ovviamente, ci si espone al rischio di essere riconosciuti come irregolari sul territorio se quanto sostenuto e denunciato non viene provato e riconosciuto. "Non basta denunciare, servono elementi sufficienti" a sostenere la dimostrazione di sfruttamento e raccoglierli e fornili alla Procura è determinante per semplificare l'iter.






Questo è un lancio di agenzia pubblicato il 17-02-2023 alle 19:31 sul giornale del 18 febbraio 2023 - 70 letture

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