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Italia, Francia e Giappone: arriva da Bologna la tecnologia per la fusione nucleare

3' di lettura 14/09/2022 - BOLOGNA - La fusione nucleare parla (anche) bolognese. Il gruppo Aretè&Cocchi Technology si è aggiudicato infatti commesse per un totale di 18 milioni di euro all'interno dei progetti di sviluppo dei nuovi reattori a fusione in Italia, in Francia e in Giappone.

In particolare la Ocem power electronics, azienda bolognese del gruppo, ha firmato un contratto di quattro anni e otto milioni di euro per progettare, produrre e installare sistemi elettronici per il reattore a fusione sperimentale DTT che si sta realizzando nel Centro Enea di Frascati. L'ATTIVITÀ IN GIAPPONE La stessa Ocem, insieme alla svizzera Ampegon, altra ditta del gruppo A&CT, hanno siglato due contratti da cinque milioni in totale per fornire nei prossimi quattro anni assistenza tecnica e know-how al reattore a fusione di Noka e all'acceleratore di Rokkasho, entrambi in Giappone.

IL PROGETTO ITER IN FRANCIA Ancora Ampegon, infine, sta iniziando l'ultimo step da cinque milioni di euro della commessa ottenuta ormai nove anni fa all'interno del progetto internazionale Iter, che prevede l'installazione e l'accensione a Cadarache, in Francia, del primo prototipo di vero e proprio reattore a fusione in grado di produrre più energia di quella che assorbe (l'obiettivo è arrivare a 500 MW). FUSIONE E FISSIONE Quella della fusione nucleare è la nuova frontiera della produzione di energia 'pulita'. Al contrario della fissione, nella quale si 'bombardano' gli atomi di uranio per spaccarli e creare così energia, la fusione non produce scorie radioattive. Ma ha la necessità di grandi quantità di calore (e quindi di energia) per avviare e tenere sotto controllo (con potenti campi elettromagnetici) un processo che normalmente avviene sulle stelle. Cioè per fare in modo che due atomi di idrogeno si fondano tra loro alla temperatura di 150 milioni di gradi, producendo atomi di elio ed energia. "NO PRECLUSIONI SUL NUCLEARE".

"Non bisogna avere un atteggiamento ideologico sul nucleare- afferma l'imprenditore bolognese Gino Cocchi, leader e fondatore del gruppo A&CT- ben vengano le rinnovabili, ma per avere quantità importanti di energia bisogna considerare i processi di fusione. Nei prossimi anni si stima un aumento del 50% del consumo di energia elettrica: o si considera il nucleare oppure si cambiano gli stili di vita". Cocchi esorta quindi a "non avere preclusioni ideologiche sulla fusione e guardare alla scienza con fiducia, è dalla scienza che possono nascere le soluzioni. Bisogna cogliere queste opportunità e non vivere alla giornata". IL GRUPPO BOLOGNESE Dopo il netto calo dovuto alla pandemia, il gruppo A&CT quest'anno ha un volume di attività di quasi 180 milioni di euro, nonostante i 20 milioni di euro di commesse annullate in Russia e Ucraina.

L'obiettivo, spiega Cocchi, è raggiungere i 200 milioni l'anno prossimo, con una crescita degli ordini del 40% in due anni. In parallelo si prevede anche l'ingresso di 50 nuovi profili specializzati, in aggiunta ai 500 attuali. ENERGIA E MATERIE PRIME SONO UN PROBLEMA Non mancano però i problemi, dovuti al caro energia, all'inflazione e alla carenza di materie prime. Questioni che "impattano in modo serio e pesante- conferma Cocchi- speriamo di avere un Governo stabile dopo le elezioni, che dia forza a interventi non semplici. Noi però, invece di aspettare aiuti dal cielo, siamo impegnati a sviluppare attività e investimenti". Per la carenza di materie prime, spiega Cocchi, "essere presenti in 100 Paesi ci permette di trovare soluzioni. Ma non possiamo banalizzare, senza questi problemi avremmo risultati anche più importanti". L'azienda comunque "è sana e stiamo lavorando su alcune nuove acquisizioni", afferma Cocchi.

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Questo è un lancio di agenzia pubblicato il 15-09-2022 alle 09:55 sul giornale del 15 settembre 2022 - 52 letture

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