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Smantellata rete traffico droga, 31 persone in carcere

4' di lettura 07/07/2022 - Una cinquantina di indagati -di cui 43 destinatari di misure cautelari e sette a piede libero, 25 arresti in flagranza e 87 chili di droga sequestrati (sette di cocaina, 70 di marijuana e 10 di hashish) nel corso delle indagini, che si sono protratte dalla fine del 2019 ai primi mesi del 2021, e quasi un milione di euro sequestrato, 301.350 euro durante le indagini e altri 652.800 oggetto di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca eseguito oggi.

Questi, in sintesi, i numeri dell'operazione antidroga portata a termine dalla Squadra mobile della Polizia di Bologna, coordinata dal pm della Direzione distrettuale antimafia Roberto Ceroni.

Agli indagati, quasi tutti italiani- fanno eccezione quattro fornitori albanesi- sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravato dal possesso di armi, detenzione ai fini di spaccio e riciclaggio. Dei 43 destinatari di misure cautelari, dettaglia il capo della Squadra mobile, Roberto Pititto, 31 sono finiti in carcere e tre agli arresti domiciliari, mentre per altri nove è stato disposto l'obbligo di dimora. A capo dell'organizzazione, che aveva la sua base operativa nel rione bolognese della Barca, c'era, secondo gli investigatori, un 50enne bolognese con precedenti di Polizia sempre in materia di stupefacenti e che risultava quasi nullatenente, tanto che, fa sapere Pititto, "vive in una casa di edilizia popolare".

Oltre a lui, altre otto persone sono state accusate di associazione a delinquere e sono finite in carcere: si tratta di due italiani, uno dei quali incensurato, che gestivano i 'giri' della cocaina e della marijuana, di quattro fornitori albanesi e di due donne, la compagna di uno degli indagati e una conoscente che aveva messo a disposizione per le attività illecite il suo appartamento e la sua cantina. All'origine dell'inchiesta, spiegano dalla Polizia, ci sono le indagini su quattro rapine in sale scommesse e supermercati commesse tra luglio e settembre del 2019. I responsabili erano quattro uomini originari della Barca, uno dei quali era anche dedito allo spaccio di droga. E proprio risalendo al suo fornitore, dettagliano gli investigatori, si è potuti risalire all'associazione sgominata con il blitz odierno. Il giro di droga, precisa Pititto, era piuttosto grosso: in un'intercettazione, cita il capo della Mobile a titolo d'esempio, "si sente dire che in due mesi sono stati piazzati 11 chili di cocaina", che veniva acquistata dai fornitori- inizialmente due albanesi, poi sostituiti da altri due connazionali dopo l'arresto di uno dei fornitori originari- a 35 euro al grammo e rivenduta agli spacciatori, sempre gli stessi, con una maggiorazione del 50%. Lo stesso rincaro veniva applicato al prezzo della marijuana, che veniva pagata ai fornitori cinque euro al grammo. La droga veniva tenuta nascosta in una serie di box, sparsi tra Bologna, Casalecchio di Reno e altri luoghi della provincia, e per rendere più difficile il lavoro degli investigatori il capo dell'organizzazione si affidava prevalentemente a persone incensurate, il cui stile di vita non dava adito a sospetti.

Tenendo d'occhio i corrieri i poliziotti sono però riusciti a ricostruire la filiera, scoprendo tra le altre cose che la cocaina veniva consegnata ai pusher, che non ne acquistavano mai meno di 25 grammi, in sacchetti da regalo simili a quelli delle gioiellerie, sempre per non destare sospetti. Gli scambi, precisano poi gli investigatori, avvenivano sempre negli stessi luoghi, anche se in giorni e orari diversi. Per riciclare i soldi, invece, venivano utilizzati due sistemi. In primis gli indagati si servivano di un'agenzia di scommesse di Casalecchio, dove aprivano dei conti gioco intestati a persone vicine a loro e 'ripulivano' i soldi piazzando scommesse di lieve entità in cui la vincita era sicura. Il secondo sistema era invece stato messo in piedi con la complicità di un gioielliere, che emetteva false fatture per l'acquisto di gioielli e orologi dagli indagati, trattenendo per sé il 10%. Con questo sistema, calcolano gli investigatori, sarebbero stati riciclati circa 200.000 euro. Nel dettaglio, il riciclaggio è stato contestato a tre persone destinatarie di misure cautelari: si tratta del gioielliere compiacente, finito ai domiciliari, alla sorella del capo dell'organizzazione, anch'essa ai domiciliari, e alla compagna di quest'ultimo, nei cui confronti è stato invece disposto l'obbligo di dimora. Il responsabile dell'agenzia di scommesse, a sua volta accusato di riciclaggio, è indagato a piede libero.

Nel corso delle indagini, infine, sono state sequestrate nove pistole, sette delle quali ritrovate nella cantina di una delle donne finite in carcere e riconducibili all'indagato che gestiva il traffico di cocaina: di queste, sei sono collegate a dei furti in abitazione, mentre una era del tutto sconosciuta alle Forze dell'ordine. (Ama/ Dire)

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Questo è un articolo pubblicato il 07-07-2022 alle 08:20 sul giornale del 08 luglio 2022 - 145 letture

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