Sito Inps, un disastro annunciato

Sito Inps
Sito Inps

Il ko del sito Inps avvenuto ieri è il simbolo del digital divide del nostro Paese rispetto agli altri Paesi europei. Ieri girava una vignetta in rete, in cui si paragonava il server di Pornhub, il più grande sito porno al mondo capace di reggere l’onda d’urto di milioni di contatto al giorno, a quello del sito dell’Istituto di Previdenza, rappresentato da un semplice computer con la spina attaccata. Qualcuno ha invocato un attacco hacker per giustificare lo sfacelo. La verità si racchiude, invece, in un solo aggettivo: inadeguatezza.

Disastro Inps

Come ha spiegato  Paolo dal Checco, tra i più noti informatici forensi in Italia, l’attacco hacker non ha nulla a che vedere nè con il sovraccarico del server e men che meno con la falla che ha permesso a molti di accedere a dati altrui. “Gli hacker non c’entrano: tutti gli esperti sono d’accordo. Inps probabilmente ha fatto un errore nel processo di staticizzazione delle pagine (caching); escamotage che aveva utilizzato per ridurre il carico sui server in vista delle tante richieste attese”, ha dichiarato. Detto in altri termini, alcune pagine del sito sono state trasformate da dinamiche a statiche e per errore sono apparsi ad altri utenti.

Si tratta dunque di un palese errore di programmazione, ma non solo. Era prevedibile che il sito avrebbe avuto un sovraccarico di ingressi in questo periodo ed era ovvio che si dovesse correre ai ripari, magari utilizzando servizi di fornitori esterni, cloud e content delivery network. Questa tecnica è molto usata dai siti di ecommerce, ad esempio. Nulla di tutto ciò è stato, però, fatto.

Il problema del sito Inps è nato dunque dalle troppe domande che si sono concentrate tutte insieme e dall’impossibilità di gestirle.

Gare al risparmio

Come si è arrivati a questo punto? Semplice: il sito di Inps è frutto di anni di gare al massimo ribasso: sotto dimensionato, mal progettato. Così, nel XXI secolo, mentre milioni di siti e blog riescono a resistere ad assalti ben più cospicui di utenti, il sito di uno dei massimi organismi dello Stato collassa come e nulla fosse.

Nel momento in cui è partita la caccia al colpevole, forse sarebbe opportuno guardare in casa propria senza cercare fantomatici hacker. Quello che è successo ieri è il sintomo della pochezza tecnologica del nostro Paese.

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