Cancellazione tatuaggi: 30% la percentuale dei “pentiti” in Italia

Cancellazione tatuaggi: 30% la percentuale dei “pentiti” in Italia

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BOLOGNA, 10 MAGGIO – Nell’ultimo triennio ha toccato il 30% la percentuale di coloro che decidono di farsi cancellare un tatuaggio.

Secondo Ezio Maria Nicodemi docente dell’Università di Tor Vergata di Roma e dirigente e chirurgo plastico all’Idi di Roma, ascoltato in occasione dell’International Tattoo Expo in corso a Roma, la maggior parte dei “pentimenti” avviene in Italia negli uomini intorno ai 30 anni, che per esigenze lavorative si trovano “costretti” all’eliminazione del tattoo-simbolo che portano sulla pelle.

Le donne invece hanno motivi più intimi, spiega il docente: ”A portarle a una decisione così radicale, infatti, spesso di mezzo c’è un fidanzato ormai ex e una storia d’amore andata a finire male. Solo a quel punto si decide di cancellare nomi e cuori incisi su braccia, schiena o caviglie. Ma questa non è l’unica motivazione. Tante ragazze vengono da me chiedendomi di rimuovere il tatuaggio che hanno sulla pancia in vista di una gravidanza, in seguito alla quale il tattoo potrebbe rovinarsi”.

Per anni il tatuaggio è stato come il diamante, per sempre. Oggi invece si cancella: “La metodica più utilizzata per rimuovere i tatuaggi è il laser Q-switched, che emette impulsi di elevata energia; l’effetto è quello di fotodistruzione del pigmento senza danni per la pelle.

Di solito ci vogliono da tre a quattro sedute, con un intervallo di tempo tra la prima e la seconda di almeno venti giorni così da consentire il completo riassorbimento del pigmento. La durata delle sedute, poi – ha concluso Nicodemi -  varia a seconda della grandezza del disegno e dai colori, alcuni infatti sono più difficili da eliminare”.

Chiara Ripamonti

 

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