Arcore, vertice concluso. Silenzio tombale nel Pdl

Arcore, vertice concluso. Silenzio tombale nel Pdl

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MILANO, 8 NOV. – Dopo circa due ore e’ terminato l’incontro fra Silvio Berlusconi e i vertici della Lega Nord a Villa San Martino di Arcore.

Umberto Bossi e gli altri componenti della delegazione leghista hanno da poco lasciato la residenza del presidente del Consiglio, in auto, senza rilasciare alcuna dichiarazione

di Manlio Scimeca

E’ pronto alla battaglia politica Silvio Berlusconi: “Ora no dimissioni, Fli mi voti contro”. Forse, ormai, anche il premier sembra rassegnato al voto in primavera. Ma forte è la convinzione del Capo del governo che deve essere Fini a votare la sfiducia, assumendosi così la responsabilità della fine della legislatura in Parlamento.

Questa la prima reazione del premier, confidata ai fedelissimi pochi minuti dopo la fine dell’intervento del leader di Fli. Dettando quella che poi sarà la linea di tutto il Pdl. Avanti dunque, ma non si fa molte illusioni Silvio Berlusconi, sul fatto che la legislatura possa proseguire: ormai è “morta e sepolta”, come definita da un dirigente del Pdl.

Raccontano che il Cavaliere, chiuso ad Arcore, abbia passato la giornata con alcuni dei suoi cinque figli. Nel suo fortino avrebbe acceso la tivù solo per godersi la vittoria del suo Milan. Difficile credere, però, che non abbia ascoltato il discorso di Fini o almeno la tentazione di sentirne qualche passaggio.

Calmo, sereno, quasi sollevato, dicono del suo stato d’animo, chi lo ha sentito.

Molte le telefonate con i suoi fedelissimi: da Gianni Letta, a Denis Verdini; da Paolo Bonaiuti, a Fabrizio Cicchitto; passando per ministri ma anche “semplici” parlamentari.

Nei commenti dei suoi si parla soprattutto di Fini e del suo ‘tradimento’.

Vorrebbe un mio passo indietro, senza neanche dare garanzie su chi dovrebbe essere il prossimo premier, sarebbe l’argomentazione del premier. Dietro il suo ultimatum non vi siano ragioni politiche, ma solo pretesti dovuti al livore personale, sempre Silvio Berlusconi.

Gli elogi di Fini a diversi ministri, inoltre, dimostrano come il premier avrebbe particolarmente insistito sull’incoerenza di chiedere le dimissioni del capo del governo rimanendo seduto sullo scranno più alto di Montecitorio. Chiedendo a tutti – deputati, senatori e dirigenti – di puntare su questo nelle loro dichiarazioni. Così infatti ha fatto Alfano, intervistato a margine di un convegno sul federalismo a Taormina, nel messinese.

Tra le argomentazione del Premier anche la constatazione che Fini parla di una legge elettorale vergognosa…, ma dopo averla votata; auspica un patto sociale allargato alla Cgil, confermando di essere ormai appiattito sulle posizioni della sinistra. Per non parlare del ‘festival dell’insultò proveniente dai Falchi alla Granata, Briguglio, Barbareschi.

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Il Premier ha ribadito l’intenzione di andare avanti; anche al limite se Fini vuole ritirare la delegazione dal governo. Mi voti contro, sempre che ne abbia il coraggio.

“Cosa fanno, presentano e votano una mozione di sfiducia con Di Pietro?…”, si chiede un dirigente del Pdl, “o peggio bocciano la finanziaria?”. Anche per questo, qualche consigliere gli suggerisce di chiamare i ministri ‘finiani’ uno ad uno, per chiedere loro cosa intendano fare.

Ma il nodo per il Cavaliere resta sempre un altro: è Fini che dovrà assumersi la totale responsabilità della crisi, pagandone il prezzo in termini elettorali.

Casini, avrebbe spiegato, non è disponibile ad entrare nella maggioranza e l’unica alternativa sarebbe quella di farsi logorare lentamente. La conclusione pertanto appare logica: meglio scaricare la colpa su Fini e sperare che il Quirinale non si opponga al voto.
“Sto dietro il cespuglio..”, così Umberto Bossi; mentre qualche mal di pancia arriva dal suo partito, che oggi si riunirà, per esaminare la questione. E tra i dirigenti del Carroccio c’è anche chi ha sentito come una pugnalata quando Fini ha parlato di ritorno alla prima Repubblica: “avevamo ragione a dire di chiarificare subito la situazione, perchè qui c’è il rischio che da questo caos vengano fuori i mostri”. La Lega sceglie in queste ore un profilo basso, un attendismo che fa parte della sua storia. Da sempre, in momenti particolarmente critici, Umberto Bossi era solito nascondersi ai giornalisti e sparire dalla circolazione anche per uno o due giorni. Per pensare ma anche per far pesare il proprio silenzio, in vista di riallacciare i fili di quel discorso chiamato federalismo, che sta a cuore alla propria base.

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