La dieta mediterranea scudo anche per le malattie neurodegenerative

La dieta mediterranea scudo anche per le malattie neurodegenerative

BOLOGNA, 1 NOVEMBRE – Basta correggere un paio di comportamenti a tavola per ottenere un buon risultato in termini di protezione non solo cardiovascolare ma anche dalle malattie neurodegenerative. È il risultato di una metanalisi (uno strumento in grado di integrare informazioni provenienti da studi diversi che di fatto diventano un’unica ricerca) effettuata da Francesco Sofi dell’Università di Firenze che ha analizzato informazioni provenienti da sette diversi studi condotti negli ultimi due anni in tutto il mondo, per un totale di oltre due milioni di persone. I dati saranno presentati domenica 31 ottobre al XXI Congresso nazionale della Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi che quest’anno si svolge a Bologna dal 28 al 31 ottobre.

[ad#Juice 300 x 250][ad#Juice PopUnder2][ad#Juice Overlay]

Il team italiano ha elaborato un punteggio specifico di adesione alla dieta mediterranea, mettendo in rilievo come un aumento di appena due punti nel proprio score si traduca di fatto in un guadagno significativo in termini di protezione dalle principali malattie croniche, come quelle cardiovascolari, ma anche da condizioni altrettanto diffuse nel mondo occidentale come il morbo di Alzheimer, il Parkinson e la demenza. Tra le novità dell’indagine infatti c’è una particolare attenzione a due patologie come l’ictus e la fase preclinica della demenza, contro le quali la dieta mediterranea si è rivelata uno scudo formidabile. Aumentare di poco la propria adesione alle abitudini alimentari tipiche un tempo del bacino mediterraneo assicura una riduzione della mortalità totale pari all’8 percento, mentre per malattie cardiovascolari e tumori la riduzione osservata è del 10 e 6 percento rispettivamente. La protezione maggiore si registra contro le malattie neurodegenerative, con una riduzione del rischio pari al 13 percento.

Proprio nel momento in cui la dieta mediterranea diventa patrimonio dell’umanità, la scienza conferma ancora una volta la validità del paradigma alimentare. “La dieta mediterranea ne esce assolutamente rafforzata dal punto di vista scientifico – commenta Francesco Sofi, primo autore dello studio – Questo nostro lavoro punta a vedere se e in che misura l’alimentazione di tipo mediterraneo è capace di estendere la protezione già ampiamente dimostrata sul fronte delle patologie cardiovascolari. Ci siamo concentrati con particolare attenzione su aspetti finora poco esplorati, come le malattie neurodegenerative appunto, verso le quali esiste una sorta di scudo nei soggetti che hanno abitudini alimentari quanto più vicine a quelle mediterranee”.

La ricerca sottolinea che per migliorare la propria salute non è necessario stravolgere completamente le proprie abitudini. Sembra infatti che un pizzico di accortezza in più nella scelta dei cibi sia già sufficiente a garantire buoni risultati e a mettersi al riparo.

“Abbiamo visto – spiega Sofi- che la partita si gioca intorno ad alimenti chiave,  e cioè carne, frutta e verdura. Aumentando il consumo di queste ultime e diminuendo l’apporto di carne rossa si ottiene un miglioramento netto in termini di salute”.

Questa ricerca rappresenta solo uno dei molteplici argomenti trattati dal XXI Congresso SISET, che ha una visione fortemente interdisciplinare, uno sguardo d’insieme che abbraccia settori molto diversi della medicina. Perché in fondo il sangue, con tutti i suoi fenomeni fisiologici e patologici, arriva ovunque nel corpo. Perché le diagnosi, i trattamenti, le scelte terapeutiche, devono tenere conto di ciò che avviene nei vasi sanguigni. E il congresso di Bologna rispecchia in pieno questa visione ampia ed articolata. Spunti importanti, naturalmente, vengono dal settore della prevenzione e della terapia, soprattutto per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, un campo in cui la comprensione dei fenomeni della coagulazione porta continuamente innovazioni decisive.

Nata nel 1970, la Società Italiana per lo Studio dell’ Emostasi e della Trombosi raccoglie oltre 600 soci. I suoi campi d’indagine principali si riferiscono alle problematiche inerenti la fisiopatologia, la diagnosi e la terapia delle malattie emorragiche e trombotiche.

[ad#Cpx Banner][ad#Cpx Popunder]

Leave a Reply

Your email address will not be published.