ULTIMI TASSELLI PER SCOPRIRE LA VERITÀ SU ELISA CLAPS

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POTENZA, 16 APR. Gli ultimi reperti che potrebbero aiutare glia inquirenti a ricostruire il complicato puzzle che è diventato il caso Claps, sono un’ascia arrugginita, trovata in una busta nel sottoscala della canonica e una vecchia tuta da operaio. Verranno esaminate anche le due foglie trovate sul corpo di Elisa, un espero di botanica dovrà svelarne la natura e come siano potute finire in un quel luogo chiuso.

Oggi, a Salerno, è iniziato l’incidente probatorio, che proseguirà a Roma il 26 aprile, presso i laboratori scientifici della polizia. La procura ha incaricato cinque periti con differenti competenze (medici legali, biologi, investigatori), che dovranno esaminare un centinaio di reperti, prelevati dall luogo in cui è stata trovata Elisa. Sembra ormai certo che la morte della ragazza sia avvenuta per emorragia a seguito dei colpi inferti e non per strangolamento, come ipotizzato in un primo momento, saranno gli esami dei periti a chiarirlo. Sono stati chiesti alcuni accertamenti anche su ossa della salma, per verificare l’eventuale presenza di materiali metallici, che avvalorerebbe l’ipotesi della morte per ferite da arma da taglio.

L’avvocato della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, giunta a Salerno per l’incidente probatorio, ritiene che le indagini abbiano preso una direzione univoca: Danilo Restivo. “Potrebbe anche non servire il riscontro del Dna di Restivo, c’é una autopsia che parla” – dice il legale – “non ho preso visione della perizia, ma le modalità e le motivazioni, che hanno indotto a secretare la consulenza autoptica mi tranquillizzano molto – dichiara – significa che hanno rilevato elementi interessanti”. “Sono felice per loro, che già sanno tutto, nonostante la perizia sia stata secretata per 30 giorni dalla procura” replica l’avvocato Mario Marinelli, legale di Danilo Restivo, dopo aver sottolineato che il suo assistito è disponibile per il prelievo del Dna e che è giunto il momento per l’accusa di fornire prove contro l’unico indagato del caso.

Cristina Reggini

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