STRAGE DI ERBA, I CONIUGI ROMANO NON SAREBBERO MAI STATI SULLA SCENA DEL DELITTO

STRAGE DI ERBA, I CONIUGI ROMANO NON SAREBBERO MAI STATI SULLA SCENA DEL DELITTO

MILANO, 24 MAR. – Colpo di scena nell’indagine sulla strage di Erba. Per Roberta Bruzzone, noto criminologa, il consulente della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati per la mattanza di Erba, i coniugi non sarebbero mai stati sulla scena del delitto. «Abbiamo una serie di elementi che illustreremo – ha spiegato la consulente dei difensori degli imputati – che dimostrano come quasi nulla di ciò che hanno raccontato i coniugi Romano quadra con i rilievi scientifici». Secondo l’esperta, la perizia psichiatrica chiesta dai difensori servirà per dimostrare come le confessioni, poi ritrattate, di Olindo e Rosa fossero state «indotte» per conservare il loro legame e, quindi, allontanare il pericolo di una separazione.

IL PROCESSO DI APPELLO per la strage di Erba è ripreso con l’arringa di otto ore dell’avvocato difensore Luisa Bordeaux che ha parlato di una violazione dei diritti della difesa, compiuta dalla corte d’assise di Como condannando all’ergastolo Olindo e Rosa Bazzi.

Il sostituto pg di Milano Nunzia Gatto aveva chiesto per i coniugi Romano la conferma della condanna di primo grado – ergastolo con tre anni di isolamento diurno – ma il collegio della difesa ha chiesto di riaprire il procedimento facendo leva su alcuni punti controversi dell’impianto accusatorio.

La premessa dell’arringa è stata “E’ estremamente difficile difendere persone che sono già state giudicate colpevoli dall’inizio: la gogna pubblica avrebbe condotto alla condanna all’ergastolo e la corte di Como avrebbe rifiutato 60 testimonianze in favore degli accusati. Mario Frigerio, unico sopravvissuto e supertestimone, pur in buona fede, sarebbe invece stato condizionato dalle prime audizioni da parte dei carabinieri e dell’accusa.

L’avvocato sostiene che la macchia di sangue di una delle vittime, Valeria Cherubini, trovata a bordo della macchina di Olindo Bazzi, venne prelevata senza rispettare le procedure d’indagine, nonché in assenza di un legale, e che pertanto la sua provenienza rimane dubbia. Una ricostruzione, questa, già sostenuta in primo grado.

L’arringa è ripresa, dopo una pausa, alle 15, vertendo sulla confusione generata sulle confessioni iniziali dei Bazzi dall’intervento dei pubblici ministeri e del primo difensore. Lo stesso Olindo, appena giunto in carcere, scrisse “Non sapevamo che cosa facessimo e dicessimo, volevamo proteggerci a vicenda”. Il collegio difensivo, composto anche da Fabio Schembri e Nico D’Ascola, punta dunque su eventuali distorsioni e manipolazioni verificatesi durante la raccolta di prove e testimonianze per scagionare i suoi assistiti.

A questa prima udienza si aggiungeranno quelle del 24 marzo e del 14 aprile. Presenti in aula Olindo e Rosa Bazzi e i familiari delle vittime che l’11 dicembre 2006 persero la vita a colpi di spranghe e coltelli: Raffaella Castagna, il figlio Youssef di 2 anni, sua nonna Paola Galli e la moglie di Frigerio, Valeria Cherubini.

Sara Marini

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