CASO MARRAZZO: LE “MELE MARCE” ERANO CINQUE, SPUNTA UN ALTRO CARABINIERE COINVOLTO
Davvero allucinante l’ultima scoperta, frutto dell’inchiesta della Procura di Roma, sul caso Marrazzo. Tra gli indagati compare una figura altrettanto inquietante. È il 5° Carabiniere tra gli “infedeli”, coinvolto nell’inchiesta “del ricatto”. Il suo ruolo? Mettere a disposizione il suo appartamento per trattare con i possibili acquirenti del video.
ROMA, 31 OTT. – All’interno di un condominio nella zona della Cassia, per un po’ di tempo, avrebbe custodito il “promo” di 2 minuti e 48, solo la parte di un girato di 13 minuti. I primi a visionare il video sono il fotografo Massimiliano Scarfone, ai primi di agosto, e Carmen Pizzutti Masi, l’1 settembre.
Donato D’Autilia, 42 anni, pugliese. Questo è il suo nome. Nel 2006 sarebbe stato indagato e arrestato per un’indagine di pedofilia: assieme a lui furono sospettate almeno una trentina di persone tra professionisti, militari e sacerdoti per aver costretto bambini rom ad avere rapporti sessuali.
Ora la Magistratura sta verificando se è coinvolto anche nelle rapine compiute ai danni dei transessuali della zona di Via Gradoli.
Max Scarfone, il fotografo contattato dai Carbinieri per la vendita del video, ai giudici descrive D’Autilia come “l’uomo che mi controllò militarmente quando andai la prima volta a vedere il filmato che volevano vendere”. Anche Giangavino Sulas, giornalista di Oggi , dichiara di essere stato nella casa di D’Autilia per vedere le immagini.
Secondo Scarfone l’incontro avvenne a fine luglio. Questa dichiarazione proverebbe che il 5° Carabiniere fosse d’accordo con gli altri colleghi sin dall’inizio.
I quattro arrestati sostengono che a consegnare loro il filmato fu Gianguarino Cafasso, un confidente che chiese aiuto per poterlo vendere. Tagliente dice che alla fine di luglio “Cafasso fece vedere il video a me e a Simeone e poi ce lo diede. Lo nascondemmo in una zona di campagna sulla via Trionfale, vicino al ponte nuovo. Era breve, durava circa due o tre minuti”. Una versione smentita da Nicola Testini, che ammette di aver visionato un filmato di circa 13 minuti. Sempre Tagliente, parlando con Scarfone, spiega di non poter mostrare l’originale “perché contiene volti e voci che non si possono vedere”. Le ipotesi potrebbero essere due. La prima: Marrazzo compare con due transessuali, così come sostenuto da Cafasso, e loro non volevano tradire chi aveva fornito la “soffiata” sul Governatore. La seconda: il filmato di 13 minuti contiene immagini di più occasioni e, quindi, mostra altri protagonisti di incontri a pagamento. Questa è la seconda pista tracciata dagli inquirenti.
I quattro “infedeli” dichiarano, sotto giuramento: “In ogni caso, lo abbiamo distrutto cinque o sei giorni prima di essere arrestati” Ora toccherà alla scientifica recuperare i dati di quella versione, attraverso l’esame del computer da cui Tagliente avrebbe eseguito una masterizzazione.
Nel frattempo, la Procura di Roma sta procedendo su D’Autilia. Durante l’inchiesta, a riconoscerlo è la titolare dell’agenzia Photo Masi. Le viene mostrato l’album fotografico dai Carabinieri che la interrogano. “La foto numero 2 mi sembra quella dell’individuo presso la cui abitazione in Roma ho visionato con Sulas il filmato” – e con queste parole lo descrive – “Un uomo dal tono brusco di 35-40 anni, scuro di carnagione, capelli corti mori, alto circa 1,75 che continuò a fare molte domande a Sulas sul suo lavoro, senza rispondere alle nostre”.
Rita A. Cirelli