Come mai Trump è stato oscurato su Facebook e Twitter?

È una campagna che i social network, Facebook e Twitter in primis, hanno intrapreso ormai da tempo. Bloccare le fake news, le bufale, estirparle alla radice per evitare che arrivino sulle bacheche e nell’opinione comune. I social, d’altronde, sono da anni il principale mezzo di veicolazione della notizia. E, sebbene riuscito solo in parte, l’intento di combattere la falsa informazione è nobile.

A farne le spese, talvolta, personaggi pubblici. Donald Trump è stato più volte nell’occhio del ciclone per la capacità di diffondere con frequenza notizie non sempre verificate. Per la prima volta, però, Facebook reagisce. Il dibattito è aperto su se e come un social debba essere giudice dell’informazione, ma i provvedimenti vengono presi ugualmente. Facebook ha infatti rimosso un video dal profilo della campagna di Donald Trump.

Nelle immagini di un’intervista per Fox News, si vede il presidente uscente dichiarare la necessità per bambini e ragazzi di tornare a scuola in quanto “immuni ormai al Coronavirus”. Una notizia che, tuttavia, non trova alcun fondamento scientifico. Ecco perché il social ha oscurato il video. Ma le reazioni non si fermano qui. Twitter, infatti, ha oscurato il profilo di Trump2020 fin quando il video non sarà rimosso, come prevede la policy del social network a tinte azzurre. L’aumento dei controlli e delle rimozioni dei post riguarda soprattutto il Coronavirus: pericoloso, secondo le nuove policy dei social network, diffondere notizie senza fondamento scientifico su un argomento così delicato. Com’era la situazione pre-lockdown?

Come? Uno studio di Oxford ha stabilito le percentuali con le quali le bufale vengono bloccate sui vari social network. Il più efficiente, in tal senso, era Facebook, che blocca il 76% delle fake news. Sulla stessa linea YouTube (73%). Male, invece, Twitter, che riconosceva come fake news solo 4 bufale su 10. Proprio Twitter, ironia della sorte, è il social network su cui le notizie flash si diffondono più rapidamente, proprio per la concezione del social stesso. Sempre secondo lo studio condotto ad Oxford, la categoria più presente nelle bufale è quella delle dichiarazioni manipolate o inventate (39% delle bufale totali).

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