Marco, pestato da un poliziotto: “Mi minaccia di arresto e poi mi colpisce in faccia”

Roma è distante da Piacenza, ma i fatti raccontati dal giovane Marco fanno rabbrividire allo stesso modo. E ancora una volta ci mostrano alcune delle mele marce che popolano le forze dell’ordine. La storia si ambienta a Trastevere, la scorsa notte. Marco, 23 anni, sta rientrando a casa con un amico dopo una serata. Gli si avvicina – secondo il suo racconto, condiviso sui social dopo il racconto a Leggo – una 500X con due uomini a bordo. Prima la provocazione (“Che hai da guardà?”), poi la lite verbale e infine il pestaggio.

La gravità dell’episodio deriva dal fatto che i due uomini fossero agenti della Polizia di Stato. Ancora una volta, nel giro di una settimana, le forze dell’ordine si mostrano nelle cronache come antagonisti della storia. Marco – secondo quanto racconta – ha provato a reagire, ma il poliziotto gli ha mostrato il tesserino. “Ti arresto”, “Ti faccio sparare”, le minacce immediatamente successive. Impossibilitato a reagire fisicamente, Marco ha chiesto spiegazioni, ma come risposta si è beccato un pugno in pieno volto.

La foto, come testimonianza, in ospedale, con il labbro tumefatto, è stata condivisa dal ragazzo via social. Intanto, le indagini: la denuncia è stata sporta ai carabinieri di Porta Portese, che hanno aperto un’indagine. Un’altra, invece, interna, è stata aperta dalla Questura di Roma, che annuncia: “Per gli episodi rappresentati, sono state subito promosse attività ispettive interne volte a ricostruire l’esatta dinamica ed accertare le eventuali responsabilità connesse”. Sul caso è stata avanzata un’interrogazione a Luciana Lamorgese, ministra degli interni, dalla senatrice Monica Cirinnà e dall’eurodeputato Massimo Smeriglio.

“Si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati in narrativa e, in caso affermativo, se abbia preso provvedimenti per assicurare che – nelle more del procedimento penale – l’autore delle condotte denunciate venga sanzionato, messo in condizione di non ledere ulteriormente e soprattutto al fine di tutelare l’onore e la rispettabilità – anche di fronte a un’opinione pubblica sempre più scossa da accadimenti di questo genere – dei moltissimi agenti di pubblica sicurezza che quotidianamente svolgono il proprio lavoro con rigore e dignità”. Non finisce qui: l’ultimo interrogativo della Cirinnà e di Smeriglio riguarda l’addestramento effettivo e i metodi di selezione degli agenti.

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