Torture, pestaggi, feste in lockdown e orge: cosa sappiamo sui carabinieri di Piacenza

carabinieri arrestati a piacenza

Carabinieri arrestati a Piacenza. A via Caccialupo, a Piacenza, la caserma dei carabinieri è vuota. Smantellata. All’esterno sono rimaste due camionette, due presidi mobili, e 8 carabinieri. Dov’era la legge, a Piacenza? Non in quell’edificio, sicuramente. Eppure i 6 carabinieri arrestati portavano le divise con fierezza, pur infangandole giorno dopo giorno. Lo aveva notato anche il maresciallo R.B., l’ultimo arrivato nella tana dei lupi, che non ha mai partecipato alle nefandezze del gruppo.

E ne parlava con il padre, carabiniere in pensione. I colleghi lo descrivevano come “un tipo solitario”, come fosse lui nel torto. Intanto, facevano il bello e cattivo tempo sfruttando il braccio lungo e corrotto della legge, il passepartout per abusi di potere di ogni tipo. Quali? Nelle intercettazioni c’è di tutto, descritto con dovizia di particolari. I metodi “alla Gomorra”, come nella frase emersa durante le indagini, pronunciata da uno dei pusher aggrediti: “Hai presente Gomorra? Le scene di Gomorra, guarda che è stato uguale!… Io ci sguazzo in queste cose. Tu devi vedere gli schiaffoni che gli ha dato”. 

CARABINIERI ARRESTATI A PIACENZA, COSA FACEVANO

I reati contestati occupano un’intera pagina: traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, estorsione, arresto illegale, tortura, lesioni personali aggravate, peculato, abuso di ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, perquisizioni ed ispezioni personali arbitrarie, violenza privata aggravata e truffa ai danni dello Stato. Non era una caserma, ma una cosca. Gli illeciti più gravi contestati li hanno commessi in pieno lockdown con disprezzo delle più elementari regole di cautela”, sostiene il procuratore capo Grazia Padella. Come nel caso della festa in piscina organizzata da uno degli appuntati, in piena emergenza coronavirus. La vicina di casa aveva anche chiamato una pattuglia, che si è poi scusata con l’appuntato per essere passata di lì: “Non sapevo fosse casa tua”, si sente nelle intercettazioni. Al carabiniere coinvolto la villa con piscina è stata sequestrata, insieme a un’auto, una moto e 24 conti correnti.

CASERMA A PIACENZA

E ancora: pestaggi a piccoli pusher per ottenere auto-calunnie e giustificare successivi arresti. Torture con la pratica del waterboarding: vittime principali gli spacciatori che non volevano entrare nella rete di traffico messa in piedi dai carabinieri stessi. Affari illeciti, ma anche lo “svago”. Nelle carte dell’indagine viene raccontata un’orgia con due escort all’interno dell’ufficio del comandante Marco Orlando: “Si era creato un tale scompiglio che le pratiche erano sparpagliate a terra, spiega il gip.

Venerdì inizieranno gli interrogatori di garanzia per i carabinieri arrestati, uno dei quali è ai domiciliari. Il totale dei provvedimenti coinvolge 12 persone, di cui 5 appartenenti all’Arma dei carabinieri. Altri 5 agli arresti domiciliari e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per 3 militari appartenenti all’Arma e per un appartenente alla Gdf. Infine l’obbligo di dimora nella provincia di Piacenza per un ufficiale dell’Arma. Dalle intercettazioni emerge anche una frase inquietante, che suona ormai come una premonizione al contrario: “Abbiamo creato una piramide, a noi non arriveranno mai”. Le ultime parole famose.

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