George Floyd, la confessione di un ex collega: “Lui e Chauvin si erano scontrati in passato”

Gli USA continuano la rivolta, a seguito dell’esplosione del movimento Black Lives Matter e della morte di George Floyd. Il 25 maggio scorso, infatti, si è consumato l’omicidio di George Floyd, ad opera dell’agente di polizia di Minneapolis Derek Chauvin. Il video del ginocchio compresso sulla gola di Floyd ha fatto il giro del web: l’agonia è durata oltre otto minuti. Il movente è stato individuato subito, dietro quel gesto di comprovato abuso di potere. Razzismo, si chiama. Ma non solo.

A corroborare le versione del pregiudizio razziale sono sopraggiunte tante testimonianze su Derek Chauvin, ma non è l’unico elemento che potrebbe aver portato all’omicidio. È risaputo come Floyd e l’agente avessero lavorato spesso come buttafuori nello stesso night club, il Nuevo Rodeo Club di Minneapolis.

Secondo la testimonianza dei familiari di Floyd, lui e Chauvin avevano un trascorso burrascoso. La conferma è arrivata dalle parole di David Pinney, ex collega, che alla CBS ha dichiarato: “Si sono scontrati, aveva molto a che vedere con il fatto che Derek fosse molto aggressivo nel club con alcuni clienti”. Altri ex colleghi hanno dichiarato – a microfoni spenti – come l’agente (anzi, l’ex agente) si mostrasse “spaventato” dagli afroamericani. Un movente doppio, per un omicidio che fino a poco fa sembrava inspiegabile.

El Nuevo Rodeo è stato uno dei primi luoghi colpiti dalle proteste: è stato infatti incendiato dai manifestanti pochi giorni dopo l’assassinio del 46enne. Intanto, è stato rilasciato su cauzione Thomas Lane, uno degli agenti complici di Chauvin, dietro pagamento di un milione di euro. Resta per lui l’accusa di favoreggiamento.

Omicidio volontario, invece, il capo di imputazione per Derek Chauvin. Le proteste, pur calmierandosi negli ultimi giorni, non sono finite: due nuovi video rischiano di sconvolgere ulteriormente gli States. Sono state riprese infatti Manuel Ellis, il 3 marzo a Tacoma, e quella di Maurice Gordon, 28 anni, in New Jersey il 23 maggio. Oltre al video dell’anziano spintonato dalla polizia, ora in condizioni gravi, definito un “sabotatore” da Trump. Non c’è pace, insomma in USA, e tante emergenze si aggiungono a quella già grave per il Coronavirus.

Vittorio Perrone

 

 

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