Luca Parmitano ha rettificato: cosa sapeva davvero del Coronavirus?

luca parmitano

È stata diffusa nella giornata di ieri un’intervista a Luca Parmitano, noto astronauta italiano. Le dichiarazioni incriminate, però, risalgono a ben due occasioni precedenti: un’intervista al Tg2 del 9 maggio e ancora prima, il 25, a Petrolio. Nelle parole di Parmitano c’è la scoperta, la verità assoluta, che i complottisti e cospiratori del web bramavano da tempo: “Già da novembre, avevamo iniziato a seguire i primi contagi, inizialmente soltanto nei paesi asiatici, poi al mio rientro i primi contagi in Europa”. Il virus, dunque, era noto già da tempo, ben da novembre. Forse, o forse no.

LUCA PARMITANO, LA RETTIFICA DOPO LE PAROLE INCRIMINATE

Cosa ha detto davvero Parmitano? Le parole – come dimostrato – non sono state stravolte né nella forma né nel significato. Ma il chiarimento dell’astronauta è arrivato a mezzo social: si sarebbe trattato – secondo la sua versione – di un semplice lapsus. Gli errori commessi sono riassunti e spiegati in vari punti cardine all’interno del post Facebook di Parmitano:

“1) A bordo della ISS non utilizziamo il calendario, ma il Coordinated Universal Time (UTC). L’anno inizia con il giorno 1 e finisce con il giorno 365, e gli eventi vengono eseguiti in base a questa pianificazione. Di conseguenza è possibile confondere un mese con un altro poichè non vi facciamo mai riferimento, ma utilizziamo il giorno UTC; 2) Ricordo che, intorno alla fine della missione, parlavamo con l’equipaggio di varie crisi in corso sulla Terra.

Nel ripensare agli eventi intorno a quel periodo, ho fatto confusione tra le diverse conversazioni, e nel ricordare gli eventi ho collegato le prime notizie di contagio a un contesto temporale precedente. A bordo, abbiamo appreso del contagio insieme al resto del mondo, quando le agenzie giornalistiche e le grandi testate televisive hanno iniziato a parlarne”

Non solo: le comunicazioni nell’equipaggio mostrano come le manovre di rientro della Spedizione 61 siano state svolte in modo normale. Se gli astronauti avessero saputo l’esistenza del virus già da novembre avrebbero usato premure maggiori: difatti, l’equipaggio della Spedizione 62 (di cui faceva parte Parmitano) è rimasto in quarantena due settimane una volta tornato sulla terra.

CORONAVIRUS IN EUROPA

Non è ignoto, però, come l’esistenza del virus sia stata documentata già da novembre. Spifferi dai servizi segreti americani fanno sapere l’esistenza di contagi fin dal mese di novembre e già tra dicembre e gennaio ha fatto il suo arrivo in Europa. Colpa anche di un ostruzionismo da Pechino nella diffusione rapida di notizie e numeri. Difficile, pertanto, risalire a un paziente zero.

Le scuse e il passo indietro di Parmitano non sono state totalmente apprezzate dal popolo del web. Sui social infatti sono ancora tanti i commenti contro l’astronauta. Per i più complottisti, Parmitano è stato costretto a rettificare le sue dichiarazioni.

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