Che cos’è la tassa Covid-19?

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La segnalazione è arrivata a mezzo social, scatenando l’indignazione del popolo del web. Stavolta, però, il motivo sembra legittimo. Non si tratta di una bufala infatti la notizia del sovrapprezzo, segnalato da molti, in vari esercizi per la “tassa Covid-19”. Le foto sui social network si sono moltiplicate dando via a una serie incontrollata di notizie. Vere, però, stavolta. La tassa Covid-19 esiste, da Nord a Sud diverse attività la stanno applicando. Si tratta di un sovrapprezzo che va dai 2 ai 4 euro e che viene presentato come voce sullo scontrino. Da segnalazioni, le attività che la applicano più frequentemente sono parrucchieri e centri estetici, le attività che forse più hanno risentito, sul piano economico, delle misure di lockdown. 2 o 4 euro in più come tassa Covid-19, per scatenare le ire di diversi clienti.

TASSA COVID-19, COS’È E CHI LA APPLICA

Da cosa nasce allora questa imposta? Da chiarire, per prima cosa, che il termine tassa (o imposta, per l’appunto) è improprio. Non è un’imposizione statale ma è anzi un sovrapprezzo autonomo deciso dai singoli esercenti. Nasce probabilmente dall’esigenza di far fronte alle spese per la sanificazione e per gli introiti persi nei mesi di inattività. La prima spesa sarebbe, teoricamente, sostenuta dallo Stato, ma a molti esercenti nazionali non sono arrivati ancora questi fondi. Per ora, dunque, si fa fronte all’emergenza come possibile. Non solo parrucchieri e centri estetici: l’applicazione della tassa covid vede infatti al primo posto i bar, ma coinvolge anche tante altre attività a livello locali.

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Secondo un’attenta analisi del Codacons, si applica perlopiù nelle grandi città. Proprio il Codacons e l’associazione dei consumatori hanno denunciato questa pratica: si configurerebbe il reato di truffa. Nella dichiarazione dell’associazione dei consumatori si legge: “Si potrebbe configurare il reato di truffa, e contro cui il Codacons presenta una denuncia alla Guardia di Finanza e all’Antitrust, fornendo tutte le segnalazioni ricevute al riguardo, affinché si avviino le dovute indagini sul territorio”. La denuncia del Codacons, invece, contiene accuse più pesanti: si segnalano infatti “centri estetici che obbligano i clienti ad acquistare in loco un kit monouso costituito da kimono e ciabattine al prezzo di 10 euro per sottoporsi ai trattamenti richiesti”.

Vittorio Perrone

 

 

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