Perché iniziare la Fase 2 è un rischio incalcolabile

Sono ormai trascorsi 40 giorni da quando i nostri politici ‘ci hanno quarantenati‘ tra le mura domestiche. Lo slogan ‘Quedate en casa‘ o ‘Resta a casa‘ si è trasformato rapidamente in una sorta di mantra per la nostra fragile psicologia e come unico antidoto per contrastare l’espandersi del nuovo coronavirus.

La pandemia in Italia e Spagna sembra aver oltrepassato la soglia critica, il cosiddetto picco, ma le previsioni per l’inizio della famigerata Fase 2 sembrano alquanto ottimistiche, soprattutto se comparate con il tasso di diffusione del virus tra la popolazione e da altri fattori che analizzeremo in questo articolo.

Partiamo dal numero di contagiati. In Italia ci sono attualmente 100.260 malati, mentre in Spagna il numero totale è di circa 161.852. Questo dato, come affermano tutti i maggiori esperti e divulgatori scientifici, è sottostimato rispetto ai bollettini della Protezione Civile.

Il numero medio dei decessi nei due paesi oscilla negli ultimi giorni tra le 500 e le 700 unità, prova di un trend molto simile tra le due nazioni più colpite dall’inizio dell’pandemia in Europa. 

Il dato più rilevante, a nostro parere, è quello dei nuovi contagi da coronavirus. Nonostante il confinamento totale, mediamente la crescita dei nuovi casi nei due paesi oscilla tra 4000 e 6000 unità, prova palese di come il virus sia ancora presente in maniera massiva tra la popolazione. Bisogna però sottolineare come siano aumentati i numeri dei tamponi sui sintomatici, ma la crescita continua a preoccupare. Altra notizia positiva è il calo dei ricoverati in terapia intensiva in entrambi i paesi.

L’analisi incrociata di questi dati, supportata dai pareri dei principali esperti in materia, sottolinea con forza che anche un’apertura graduale e con tutte le precauzioni del caso delle attività economiche non necessarie potrebbe innescare nuovi focolai e, di conseguenza, un ritorno alla fase 1 della pandemia. Purtroppo, la decrescita paventata da diversi modelli statistici non si sta verificando e le proiezioni sul numero complessivo dei decessi a fine pandemia sarà drammatico, soprattutto negli Stati Uniti. 

Da dove provengono i nuovi casi?

L’incessabile crescita dei nuovi contagi dall’inizio dell’epidemia ci pone numerosi interrogativi, domande indispensabili per capire l’origine reale dei contagi anche in virtù dei bilanci delle ultime 24 ore. 

I nuovi casi di infezione provengono da personale sanitario e dai relativi contatti intrafamiliari? 

Sì, lo testimoniano i numeri esponenziali di dottori e infermieri affetti da Covid-19 in Italia e Spagna

Le RSA sono ancora focolai vivi del coronavirus? Quanti sono i casi di contagi intrafamiliari tra il personale delle case di riposo?

Sì, ci sono prove ovunque di focolai inestinti e di numeri di decessi anomali. Questi colpiscono persone con età media avanzata, ma non è una giustificazione dato che ci sono casi di case di riposo immacolate da contagi.

Quanti sono i casi di contagio nell’attività economiche ritenute indispensabili?

Nessuna risposta ufficiale nelle classiche conferenze stampa, ma i dubbi dell’opinione pubblica su un possibile occultamento dei dati sono più che giustificabili.

Quanti sono i casi prodotti dal contatto nei supermercati e nelle farmacie?

Stessa risposta della domanda precedente.Al momento, omissis.

Quanti sono le infezioni tra le mura domestiche di famiglie isolate da oltre 40 giorni?

Nessuna informazione a riguardo, almeno per la seconda fase del confinamento. Dopo i 20 giorni di isolamento non ci dovrebbero essere casi su nuovi contagi, ma nessuna fonte ufficiale ha fornito informazioni a riguardo.

Quali sono le altre forme di diffusioni del virus?

Per il momento non ci sono evidenze scientifiche su altre forme di diffusione rispetto a quelle indicate ufficialmente dall’OMS.

La comparazione con la Cina

La Cina ha concluso il lockdown nella regione dell’Hubei dopo 75 lunghi giorni di isolamento. Nonostante i dubbi sul bilancio totale del coronavirus nel paese orientale, a Wuhan hanno riaperto tutto dopo che dal primo marzo all’8 aprile si sono verificati solamente 1839 nuovi casi, una media di 47 casi al giorno. L’Italia viaggia attualmente ad oltre 4000 mila casi al giorno. 

Altro aspetto da considerare. Nello stesso intervallo di tempo precedente alla apertura di Wuhan si sono registrati solo 423 morti, una media di 10 al giorno. In Italia viaggiamo ad una media di 600 morti al giorno. 

Infine, quando Wuhan ha aperto si contavano solo 1160 casi positivi la Cina, l’Italia ad oggi registra oltre 100000 casi.

Le previsioni per il futuro

La maggior parte degli analisti prevede, con margini di errore, un calo dei nuovi contagi dalle 4000 unità alle 500 fine mese di aprile. Tale bilancio dopo il 10 di maggio dovrebbe scendere alle 100 unità. Per poter riaprire sarà fondamentale abbassare ulteriormente questo numero e monitorare tutti i nuovi cluster, caso per caso, in modo che non possano infettare altre persone. 

La luce alla fine del tunnel è ancora molto distante. Accelerare l’abbattimento della quarantena potrebbe rivelarsi un errore gravissimo e un danno irrecuperabile per decine di migliaia di persone.

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