Perché il virus di Leonardo non è il Coronavirus?

Leonardo, gran bella trasmissione di Rai3, ha tanti pregi ed ha effettuato, negli anni, servizi di pregevole fattura. Uno in particolare, riguardante un virus creato in laboratorio, si meritò i complimenti degli addetti ai lavori e venne ripreso sulla prestigiosa rivista Science. Quel video, improvvisamente, è ritornato agli onori della cronaca nella giornata di ieri, in piena emergenza Coronavirus. Ci hanno praticamente marciato tutti ed anche Matteo Salvini, leader della Lega, ci è inciampato. Contribuendo a creare un allarmismo che, in un momento del genere, è totalmente fuori luogo.

Con buona pace di complottisti e moderni divulgatori di false notizie, il virus che la trasmissione Rai mostrava nel 2015 non è l’attuale Coronavirus, che sta ponendo non pochi problemi al mondo occidentale. Chi meglio di un esperto in materia come Roberto Burioni potrebbe smentire questa fake news campata in aria? In una intervista al Corriere della Sera, Burioni ha fatto chiarezza: «A chiunque conosce un minimo di virologia è evidente che il lavoro scientifico del 2015 a cui si riferisce il video, e che fu un bellissimo lavoro, pubblicato su Nature, non ha nulla a che fare con il virus che è emerso nel 2019. Quello che hanno fatto i ricercatori nel 2015 è stato prendere un coronavirus di topo, mettendoci dentro un pezzo di coronavirus di pipistrello (ma l’impalcatura del virus è rimasta quella del topo) per dimostrare la pericolosità di questi virus e per tentare di capire in vitro i meccanismi attraverso i quali possono passare dagli animali all’uomo e, soprattutto, per studiare la possibilità di mettere a punto vaccini efficaci validi per tutti i coronavirus. Conoscendo la sequenza di un virus, e noi conosciamo la sequenza di Sars-Cov-2, è possibile stabilire esattamene da dove viene e sappiamo che viene dal pipistrello e non dal topo, come invece era quella del laboratorio. E con il tempo, quando avremo a disposizione più sequenze, potremo stabilire anche il momento nel quale il virus è passato all’uomo e quando e da dove è arrivato in Italia. Questo tipo di studio si chiama Molecular Clock Analisys ed e è quello che ci ha fatto capire in passato, con certezza, non con probabilità, che il virus Hiv è passato dalle scimmie all’uomo all’inizio del ‘900, si è diffuso localmente in Africa, passando poi ad Haiti e da lì nel mondo occidentale. Quindi possiamo dire con certezza che il virus sta circolando è del tutto naturale e che non ha assolutamente nulla a che fare con quello che è stato creato in laboratorio con il coronavirus di topo nel 2015».

Certo, si dirà, per un esperto è facile. Proprio qui è il problema: diffondere notizie di tal portata, in un momento come questo, è da veri e propri attentatori. Che lo sappiano tutti coloro i quali giocano a fare i paladini e a immischiarsi in questioni molto più grandi delle loro effettive competenze.

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