Solo la Roma a rappresentare l’Italia in Europa: cosa succede al nostro calcio? I motivi dell'eliminazione delle squadre italiane dalla Champions ed Europa League: un problema atavico che perdura negli anni

La settimana di calcio europeo ha espresso il suo insindacabile verdetto: le squadre italiane sono lontane anni luce dalle compagini europee. In Champions League anche Atalanta e Lazio, così come la Juventus, sono state eliminate. Certo, con avversari sulla carta nettamente più forti, ma la sensazione è che la qualificazione non sia mai stata in discussione. Cosa che non accade quando invece la squadra favorita è italiana. Ad esempio la Juventus ha sfidato il Porto, la formazione che tutti si sarebbero augurati di pescare. Eppure, a guardare il doppio confronto, i bianconeri non hanno mai dato la sensazione di essere superiori agli avversari. Una tendenza che va ormai avanti da anni e che non può più essere ignorata.

In Europa League le cose non sono andate meglio. Napoli e Milan sono state eliminate da Granada e Manchester United. In questo caso, va detto, le due formazioni italiane hanno l’attenuante di essere arrivare ai rispettivi impegni falcidiate da infortuni, che ne hanno drasticamente ridimensionato le possibilità di qualificazione. Solo la Roma resta a rappresentare il calcio italiano in Europa. E non sarà un caso che i giallorossi siano l’unica squadra ad essere allenata da un tecnico straniero. Già, perché tra le motivazioni che hanno portato al tracollo italiano non può non essere menzionato il gioco. La Roma, insieme all’Atalanta, è forse la squadra che pratica il gioco più “Europeo”.

Le squadre italiane ancora eliminate in Europa: quali sono le motivazioni?

La Serie A è da sempre un campionato di esasperati tatticismi, dove si pensa a non prenderle piuttosto che a darle. In Europa, però, spesso segnare una rete in più dell’avversario fa la differenza. Essere portati più a difendersi, piuttosto che ad attaccare, diventa quindi un’arma a doppio taglio. Dunque si arriva al secondo vero problema: l’intensità di gioco. In Italia solo Inter e Atalanta sono allenate allo stremo da Conte e Gasperini, la differenza di ritmo di nota nel nostro campionato, ma non all’estero. Ecco perché, a questo punto, il dubbio sulle metodologie di allenamento usate in Italia diventa lecito. È possibile che alcune dottrine della scuola italiana siano state superate? Sì, bisogna prendere atto che qualcosa va rivisto. Ma il vero, grande, problema resta la differenza economica che c’è tra i club italiani e quelli stranieri.

La Serie A fattura meno di Premier League, Liga e Bundesliga: ciò vuol dire che le nostre società non possono permettersi i migliori calciatori. Solo la Juventus è riuscita ad abbattere questo grande muro con le big d’Europa, ma negli ultimi anni ha faticato davvero troppo ad imporsi. Segnale che oltre ai grandi campioni serve anche un collettivo di gioco e idee che possa far funzionare la macchina. Collettivo che in questi anni ai bianconeri è sempre mancato.

Quali sono le possibili soluzioni?

Negli ultimi 10 anni le squadre del nostro campionato hanno raggiunto 2 volte la finale e 1 volta la semifinale di Champions League. Due, invece, le semifinali e una finale in Europa League. Davvero troppo poco per l’intero movimento. Per ritornare a primeggiare sul piano continentale serve un rilancio del sistema. Che parte dalla valorizzazione dei giovani e che passi al miglioramento delle strutture, per garantire maggiori introiti. Tutte considerazioni già fatte anni fa, ma che poi nessuno ha messo in pratica (se non poche società). E oggi, con la crisi economica dovuta al Covid, tutto diventa maledettamente più complicato. Va detto, però, che le difficoltà ci sono per tutti, anche in Europa. E soprattutto che proprio in Italia abbiamo imparato che dalle situazioni complicate possono nascere idee geniali. L’auspicio è che, anche stavolta, si riesca a far diventare una crisi mondiale, un’occasione da cui ripartire.

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