Lo scudetto della Juventus, ma non quello di Maurizio Sarri I bianconeri vincono la Serie A, ma il tanto atteso marchio del tecnico sulla squadra non si è visto

Difficoltà, amnesie e mancanza di identità; sono state tante le difficoltà riscontrate nel corso della stagione, ma alla fine ce l’ha fatta: la Juventus di Maurizio Sarri ha vinto lo scudetto. Il nono trionfo consecutivo per i bianconeri, forse il più difficile di tutta la serie iniziata nel 2011/2012. No, la forza delle avversarie non c’entra. Anzi, se la Juventus ha portato a casa l’ennesimo titolo forse è proprio per demerito delle avversarie, mai in grado di essere realmente competitive. Ciò che è mancato ai bianconeri è un marchio di fabbrica. Quello che gli allenatori chiamano identità. O più comunemente: un gioco.

La Juventus vince lo scudetto, ma Sarri non ha convinto

Maurizio Sarri è stato ingaggiato dalla Juve proprio per risolvere i problemi di estetica di gioco che le precedenti squadre di Allegri non erano riuscite a sistemare. E se prendiamo in esame soltanto questo aspetto, va detto, l’esperienza di Sarri sulla panchina bianconera è stata fallimentare. Pochi, pochissimi, i momenti di esaltazione o di puro “Sarrismo”. Lontano anni luce da ciò che il tecnico di Figline Valdarno aveva saputo mostrare negli anni di Napoli e ancora prima ad Empoli. Ma la parola fallimento non può essere accostata a chi vince.

Il successo di Sarri non sarà ricordato come quello del gioco, ma gli va dato atto di aver saputo condurre il campionato in testa praticamente dall’inizio della stagione, rendendo vane le speranze di Inter prima e Lazio poi. La bravura di un allenatore sta nel saper trovare il giusto equilibrio all’interno della propria squadra, scendendo a compromessi con il calciatori se necessario. E Sarri ha fatto proprio questo. Ha messo da parte la sua filosofia calcistica e si è affidato alla qualità dei calciatori. Quella di campioni affermati, un gruppo storico che non a caso domina da un decennio in Italia.

Ancora niente gioco: non era meglio tenere Allegri?

Sarri ha fatto ciò che alla fine fanno tutti gli allenatori di una grande squadra: badano al risultato. E lui ha pensato a vincere lo scudetto. Missione compiuta. Anche se le perplessità restano. E fanno nascere nuove domande nell’ambiente juventino: ma se il gioco deve essere destinato a restare anonimo, a questo punto non sarebbe stato meglio continuare con Allegri?

Un tecnico che conosceva l’ambiente, che sapeva gestire al meglio i campioni e che ha ottenuto grandissimi risultati, portando anche la Juventus due volte in finale di Champions League.

La vittoria dello scudetto (forse) non basta: Sarri ha la missione di portare la Champions League alla Juve

Domanda che resterà senza risposta. Ora sulla panchina siede Sarri. Una panchina che, al netto della vittoria dello scudetto, non può essere considerata del tutto solida. E sarà proprio l’andamento della Champions League – probabilmente – a decidere il futuro di Sarri alla Juventus. Per il momento Maurizio può godersi il suo personale trionfo, perché per un allenatore senza storia, vincere non è mai semplice. Ma il futuro alla guida della ‘Vecchia Signora’ non è ancora così certo.

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