Stadi semichiusi nella prossima stagione: quanto perderanno i club di Serie A? Uno studio sull'effetto che il Coronavirus avrà sul calcio e sulla riapertura degli stadi in Italia

stadi serie a allianz stadium

Il calcio senza tifosi non è calcio“. In queste settimane post lockdown abbiamo spesso sentito queste parole pronunciate dagli addetti ai lavori. Allenatori, dirigenti e calciatori; chi è abituato ad esibirsi davanti ad un’importante platea sente decisamente la differenza. Eppure bisognerà abituarsi a questa situazione, anche perché i dati recenti sulla situazione Coronavirus in Italia non consentono di abbassare la guardia. Gli stadi della nostra Serie A, dunque, resteranno chiusi anche in autunno. O meglio, socchiusi.

Stadi chiusi, qual è la situazione nel mondo?

Già, perché spiragli di una parziale, parzialissima, riapertura al pubblico ci sono. Soltanto in Paesi lontani, quali il Vietnam o l’Australia, gli impianti sono totalmente aperti e frequentabili come prima della pandemia. Altrove nel mondo – come in Polonia, Ungheria, Bulgaria, Serbia, Croazia, Danimarca – i tifosi sono ammessi per un massimo di un terzo o un quarto della capienza. Niente da fare invece per la fase finale delle competizioni UEFA, che si terranno in Portogallo (Champions League) e Germania (Europa League), per il quale c’erano stati spifferi riguardanti la presenza di pubblico. Per il momento tutto resterà chiuso.

I vari paesi più importanti d’Europa vanno comunque verso una riapertura, come detto, graduale. In Francia alle finali delle due Coppe nazionali assisteranno non più di 5.000 persone. In Germania c’è per ora solo la speranza che il divieto di manifestazioni con pubblico in scadenza a fine ottobre venga allentato per la ripresa della Bundesliga. In Spagna sono ormai quasi certi che la Liga il 12 settembre ricomincerà a porte chiuse, mentre in Inghilterra l’obiettivo è riaprire parzialmente le strutture sportive ad ottobre.

Riapertura parziale degli stadi: quanto perdono i club in Serie A?

E in Italia? Al momento le chiacchiere ci portano a settembre con limiti di capienza diversi a seconda degli stadi. Insomma, anche la prossima sarà una stagione diversa. Vissuta a metà con sofferenze, sia per le società che per gli appassionati del tifo.

Uno studio condotto dalla Gazzetta dello Sport ha calcolato che di soli ricavi da stadio i grandi club europei nella stagione 2019/20 hanno perso dai 20 ai 40 milioni ciascuno. E purtroppo i danni sono destinati a proseguire anche nel prossimo campionato. Infatti è presumibile che si arrivi a giocare con una capienza ridotta al 50% – a meno di una svolta come ad esempio la somministrazione di un vaccino -. Questo comporterà mancati incassi per le società di calcio, che per le big della nostra Serie A si possono stimare in un “vuoto” di entrare fra i 35 e i 70 milioni di euro. Un’enormità nel calcio moderno.

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Cosa cambia per i tifosi?

Anche per i tifosi (quei pochi fortunati) che si recheranno allo stadio il prossimo anno, andranno riviste le norme di ingresso. Distanziamento sugli spalti tra uno spettatore e l’altro, divieto di contatti con superfici od oggetti comuni, screening sanitari in entrata e di ventilazione salutari. Tutte modifiche che comportano costi importanti anche per le società. Ben più gravosi, per esempio, di quelli sostenuti con i sistemi di sorveglianza video e di tornelli agli ingressi. Insomma, gli effetti che il Coronavirus avrà sul calcio non si sono ancora visti per davvero.

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