Spadafora, perché il Ministro dello Sport ha fatto infuriare il mondo del calcio? Il Ministro Spadafora non ha convinto il mondo del calcio, chiesto l'intervento di Conte

La Fase 2 è ufficialmente iniziata. Riprendono tante attività commerciali e finanziarie in Italia, la gente torna a vedersi per strada. A restare fermo è invece il calcio, almeno per ora. Già, perché il Decreto in vigore dal 4 maggio varato dal Governo prevede la ripresa degli allenamenti in maniera individuale per gli atleti, ma non per quelli di squadra. Il mondo del pallone non ha affatto preso bene la scelta dei vertici governativi, auspicando una ripresa in maniera più accelerata.

Il motivo è chiaro: il calcio produce interessi e denaro. Il sistema calcio è infatti una fetta importante dell’economia del nostro Paese. È la terza azienda per movimenti economici in Italia: produce oltre 4 miliardi di euro l’anno e contribuisce a circa il 7% del PIL nazionale. Migliaia sono i lavoratori che sono legati al mondo del calcio. Ecco perché, nonostante qualche polemica accesa da altri atleti, la ripresa dei campionati ha interesse prioritario sugli sport nazionali. Almeno così dovrebbe essere. Già, perché la ripresa del calcio ha trovato un senso di ostracismo proprio in una delle cariche governative più importanti: il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora.

Perché il Ministro Spadafora non ha convinto il mondo del calcio

Il messaggio pubblicato sui propri profili social dal Ministro ha inasprito i capi del calcio, con presidenti infuriati e vertici federali contrariati. “Leggo cose strane in giro – ha scritto Spadafora il 3 maggio su Facebook ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul Calcio: gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del Campionato per ora non se ne parla proprio“.

Chiusura netta, senza alcun ripensamento. E anzi, un messaggio al veleno per le critiche ricevute: “Ora scusate ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi (palestre, centri danza, piscine, ecc) che devono riaprire al più presto!“, recita la conclusione del post. Insomma, gli atteggiamenti di Spadafora non hanno certo aiutato a creare un clima di collaborazione con il mondo del calcio. Sulla gestione della ripresa sportiva non compete a noi giudicare quanto fatto dal Ministro Spadafora. Ma la comunicazione avuta dallo stesso sì, quella lascia parecchio a desiderare. Il volume di affari mossi dal calcio non possono essere snobbati. Sono troppi i contratti pubblicitari, economici e lavorativi che dipendono dalla ripresa dei campionati. Pur rispettando le esigenze e tutti gli sport, il calcio avrebbe dovuto essere il primo punto da affrontare. E non relegarlo ad uno dei tanti problemi da risolvere.

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Ripresa del calcio, interviene il Premier Giuseppe Conte

Ecco perché la rivolta del mondo del pallone è in atto. È stato infatti invocato l’intervento della massima carica del Governo, il Premier Giuseppe Conte. E il Presidente del Consiglio non si è tirato indietro. “Raccoglieremo le richieste della Federcalcio e delle altre federazioni per avere un quadro d’insieme sulla ripartenza delle attività sportive – ha detto il Premier in un’intervista concessa a Il Fatto Quotidiano -. Li convocheremo insieme al ministro Spadafora e faremo il punto. Non ho messo ancora mano al dossier. Sentiremo tutti e decideremo. Spadafora ha fatto un grande lavoro, ma è giusto che gli stakeholders del mondo sportivo e calcistico facciano un confronto diretto con il governo ai massimi livelli. Naturalmente considerando le raccomandazioni del Comitato tecnico-scientifico“.

Insomma, Conte scende in campo. Non con pantaloncini e scarpette, ma con decisioni e decreti. Perché lui sì, forse, ha compreso che per troppi motivi il calcio non può restare ancora fermo.

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