Il calcio vale più della vita?

Aleksander Čeferin, numero uno dell’Uefa, non è forse il miglior dirigente sul mercato (lo è più di Platini sicuramente) ma è quello di cui il calcio europeo oggi aveva bisogno. Un uomo lucido, ponderato, equilibrato. Che sa riconoscere le priorità come quella che, in questo tragico momento per l’umanità, risponde al nome di Covid-19.

Il presidente dell’Uefa non ha solo commentato il rinvio degli Europei al 2021, considerata, questa, l’unica scelta sensata da lui e dal consiglio del calcio europeo. Ma ha anche proposto di rinviare ogni discorso per le coppe europee nel mese di settembre. I soldi persi sono comunque tanti, ma non hanno né mai avranno più valore della vita umana. Falcidiata, purtroppo, dalla pandemia che non lascia tracce dietro di sé. Un plauso al buonsenso di un uomo che ha dettato le linee prioritarie che il calcio, come ogni fenomeno della vita, deve seguire.

In Italia la situazione è in stallo, e dire così è dire comunque poco. Impazzano polemiche su polemiche. Le tv minacciano, i calciatori si oppongono a tagli che le società vorrebbero comminare per far fronte a vuoti economici irreparabili e dannosi. La Lega si barcamena tra una soluzione inattuabile e l’altra fantasiosa, la FIGC e il Ministero invece si beccano da lontano, parlano e discutono ma non trovano soluzioni. Il campionato riprende, non riprende, se riprende finisce così. Avanzando anche fantomatiche pretese di assegnazione di un titolo che in effetti sul campo non si sta giocando più. Sono seri, purtroppo.

Nessuno, finora, ha centrato il succo del discorso: il campionato va fermato senza alcun tipo di assegnazione e mai più rigiocato nemmeno se a maggio c’è il via libera per andare al mare. Il perché è semplice: con diecimila decessi, chi avrà voglia di giocare? Ce l’avranno a Bergamo, dopo una strage da guerra? E a Milano? E a Torino?

Si pensi a questo. Ogni discorso è superfluo. 

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