Calcio giovanile, la regressione italiana

La situazione nazionale è sempre più preoccupante, Bologna riesce a salvarsi

Calcio giovanile, la regressione italiana

C’era una volta la favola del bel calcio italiano. Quel calcio fatto di talenti, di giovani di prospettiva. C’era il tempo dei Buffon, Maldini, Totti, De Rossi. Dei ragazzini che crescevano nei settori giovanili, che diventavano pietre miliari delle squadre di riferimento, vere e proprie bandiere dei club prima e della nazionale poi. Passano gli anni, l’Europa del calcio si evolve e l’Italia è fermo al palo. Il calcio giovanile nazionale ha perso troppi colpi, soprattutto se paragonato alle grandi realtà continentali, Belgio, Olanda e Svizzera in primis. La situazione è provocata dai fondi che mancano e che quasi mai viene destinato a forgiare i campioni del futuro. Troppo più facile, quanto meno sulla carta, acquistare dalle varie botteghe calcistiche in giro per il mondo qualche prospetto. In tal senso negli ultimi anni hanno venduto a caro prezzo le varie Udinese, Borussia Dortmund, Ajax, Anderlecht e Porto.

Anno 2017, dice il calendario, ma l’Italia sembra ferma agli anni ‘90. Chi arriva in Italia per i vari tornei – vedi lo storico Viareggio – non resta più sorpreso come un tempo. Come si resta sorpresi ammirando l’organizzazione giovanile del Barnet, squadra di quinta sede inglese che è proprietaria di una struttura con 11 campi nei sobborghi di Londra.

La situazione è da bollino rosso: dieci squadre di serie A su 20 possono ritenersi promosse e al passo con i tempi, ma solo 5 hanno centri sportivi di proprietà per far allenare i propri ragazzi. Non sorprende la posizione di squadre come Milan, Roma, Inter e Juventus: a grandi budget, corrispondono grandi progetti e buoni risultati. Vedere alle voci Donnarumma, Calabria, De Sciglio, Abate, Florenzi, De Rossi, Caprari, Marchisio, Gnoukouri, Miangue. Giusto per citarne alcuni delle differenti classi calcistiche e di differente fama. A fronte di uno stanziamento non paragonabile, ottiene risultati davvero straordinari l’Atalanta, che ogni anno sforna talenti di grande prospettiva: Caldara, Conti, Kessiè, Melegoni e Bastoni sono solo gli ultimi nomi della “banda Gasperini” che sta “terrorizzando” il campionato.

Bologna si piazza tra le squadre di serie A che possono vantare una buona organizzazione, al pari di realtà come Empoli, Chievo, Torino e Udinese. Realtà non grandissime, ma i felsinei puntano al salto di qualità con la programmazione del presidente Saputo. Lo stesso salto fatto con grande merito da Adam Masina. Basti pensare anche che mister Donadoni ha già fatto esordire in Coppa Italia contro l’Inter un prospetto interessante come Okwonkwo, e tanti altri ragazzi della Primavera potrebbero essere in rampa di lancio.

I casi preoccupanti in Italia, però, non mancano: basti pensare alle situazioni di grandi realtà come Napoli, Genoa e Palermo, dove i baby calciatori sono costretti a tanti spostamenti o ad alternarsi sui campi con le altre formazioni. A Carpi, poi, dalla Primavera in giù si allenano e giocano in 5 campi differenti, e nessuna struttura è dotata di palestre. I programmi per il futuro potrebbero portare ad un miglioramento generale. Altrove, però, la situazione è ben diversa, e l’Italia si ritrova a rincorrere i bei tempi e i bei prospetti.

Fonte foto: bolognafc.it

 

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