Bruce Springsteen infiamma il Red Carpet

Bruce Springsteen infiamma il Red Carpet

ROMA, 3 NOV. Per ore sotto la pioggia catartica ad aspettare la terra promessa. C’è una signora con la figlia, Nina, venuta apposta dalla Svizzera. Il fratello di Nina si chiama Evan, come il figlio di Bruce. Partono le note di Morricone: è il segnale, arriva Springsteen. Al red carpert dell’Auditorium la ressa è mostruosa, c’è gente che si arrampica sui cancelli, altri sembrano in stato di trance. “Bruce, Bruce, Bruce, Bruce, Bruce”. Le macchine fotografiche impazziscono, lui avanza col capello corto e un inizio di pizzetto, vede la bambina, Nina, e si ferma: “Careful with that child”, attenti con quella bambina, dice, temendo che la schiaccino. Poi si ferma. “Bruce, Bruce, Bruce”. C’è chi si fa firmare l’autografo su una scaletta di un concerto del 2007, chi urla come se avesse visto il Messia. 

Cronaca di una giornata fuori dal comune al Festival di Roma.

Panico. Delirio. Eccitazione. La terra promessa, the promised land, sembra a portata di mano. Arriva il Boss e l’Auditorium cambia colore, cambia pelle. È una cosa da vedere: misure di sicurezza rinforzate, l’organizzazione del Roma Filmnfest presa d’assalto con richieste da ogni dove per la proiezione di ieri sera di The Promise, il film che narra la genesi di Darkness on the Edge of Town, la decisione dell’ultimo minuto di spostare l’evento dalla sala Petrassi ai fasti della sala Sinopoli con i suoi sontuosi 1200 posti andati sold out in un convulso battito di ciglia ed un viavai di voci senza freni.

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I fan sembrano come impazziti, dall’esatto momento in cui ha cominciato, qualche giorno fa, a circolare la voce del possibile arrivo di Bruce Springsteen nella città santa. Voce poi confermata facendo precipitare il Filmfest nel vortice dell’evento epocale. Le richieste per i biglietti sono arrivate da ogni dove. La folla ha cominciato ad appiccicarsi alle transenne del red carpet sin dal pomeriggio. Le canzoni del Boss hanno iniziato a risuonare nell’aria a partire dalla 19. I bagarini erano al lavoro fin dalla mattinata con prezzi che superavano i 100 euro. Ad un certo punto si è diffusa la voce che quelli dell’Auditorium avrebbero messo in vendita i biglietti scontati per un centinaio di posti in piedi per paura di venire travolti dalla folla.

Gli springsteeniani più sfegatati – sapete, quelli capaci di farsi anche cinquanta concerti del nostro, seguendolo più o meno in tutto il mondo, quelli che hanno raccolto nei decenni tutti i bootleg immaginabili, quelli che si scambiano le fotocopie con le scalette come memorabilia dal valore quasi mistico – si sono scervellati per giorni cercando di capire cosa sarebbe successo: farà il red carpet? Suonerà due o tre pezzi? Parlerà? Dall’organizzazione e dalla discografica, presa anch’essa – così pare – alla sprovvista, filtravano notizie confuse, incerte: non parlerà, è solo l’ospite d’onore, viene, saluta e riparte. Impossibile, dicevano i veri fan. Bruce non può non fare nulla. Non può limitarsi a sorridere alle telecamere e ai fotografi. Mica è una divetta da due soldi: è Bruce! 

Lui, il Boss, era giunto a Roma già tre giorni fa, “giocando d’anticipo”, come sono corse a documentare le agenzie di stampa.

“La rockstar è arrivata all’aeroporto di Ciampino con un volo privato, un velivolo “Embraer”, da Londra Gatwick atterrato intorno alle 19.10”. Ah, però. Ignoto l’albergo che ospita il nostro. C’è anche la moglie Patti Scialfa o è solo? nessun lo sa. No comment. Top secret. Bizzarro il destino del Festival internazionale del film di Roma, che scopre il suo apice con l’arrivo di una rockstar. Non c’è Scorsese o diva che tengano: solo il Boss è capace di suscitare tale livello di panico, delirio. Eccitazione. Che ci volete fare? È il rock’n’roll, ragazzi. È la terra promessa.

Eleonora Braghiroli

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