Coronavirus Italia, quattro grandi errori commessi secondo Harvard La nota università statunitense non ha dubbi: quattro errori clamorosi si sarebbero dovuti evitare

Coronavirus Italia, se ne continua a parlare. L’Italia, tra i paesi occidentali, è stato il più percosso finora ma la percezione, ormai diffusa, è che il nostro Paese si sia ben distinto nella lotta al Covid-19. Un esempio per molti e per tanti che, ugualmente, hanno opzionato altre strade. Ma è davvero così o l’emergenza sanitaria più grande dei tempi moderni sarebbe potuta essere gestita in maniera nettamente diversa?

L’Università di Harvard, tra le più note degli States, prova a rispondere con una ricerca volta a dimostrare quel che si dovrebbe evitare di fare durante una pandemia. Da Harvard hanno individuato soprattutto 4 errori oggettivi legati al sistema-paese italiano che hanno favorito il disastro.

Coronavirus Italia, il pregiudizio di conferma

Esiste un bias chiamato “confirmation bias” che altro non sarebbe che un meccanismo che conduce a cercare e riconoscere come veritiere e valide solo prove a conferma di una convinzione, escludendo tutto ciò che le mette in crisi. Uno dei problemi che, secondo Harvard, più hanno influito sull’emergenza sanitaria in Italia: l’aperitivo di Zingaretti a Milano, i proclami del sindaco Sala, sono indicativi in questo senso.

Un sistema politico debole

A molti è piaciuto il polso del Premier, Giuseppe Conte, nella gestione dell’emergenza. Eppure, da Harvard, bacchettano tutta la classe politica, Conte compreso, per una gestione a rilento dell’emergenza: prevedibile a inizio febbraio, le misure maggiori in termini di restrizione e cautela sono arrivate con colpevole ritardo solo alla fine dello stesso mese. Inoltre i provvedimenti regionali hanno condotto ad una quarantena graduale e quasi mai completa. Altra colpa della politica, qui: non aver tenuto debitamente in conto la velocità di diffusione della malattia e di aver poi scatenato il panico senza prevedere alcuna misura per contenerlo: qualcuno ricorda l’esodo da Milano?

La nota dolente: la sanità italiana e le raccolte dati

L’attenzione degli studiosi di Harvard si sposta poi sulla sanità, nota dolente dell’Italia. Quando, con la Riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001 si affidò alle Regioni competenza in materia di fiscalità e sanità, nessuno insorse. Oggi quel privilegio, di tale si tratta, è al centro dei dibatti alla luce di questa recente emergenza. La Lombardia si è mossa dopo e peggio rispetto al Veneto, che ha avuto invece un atteggiamento più proattivo nel contenimento dell’epidemia e nel fornire agli operatori i mezzi e le conoscenze necessarie.

La stagione dei tagli alla sanità è imputabile al Governo, ma anche alle Regioni, ree, secondo Harvard, di aver alimentato la frammentazione e di aver portato la situazione ad un livello di problematicità tale da trasformare, come poi è stato, gli stessi ospedali in autentici focolai. Il quarto punto batte sulla raccolta dei dati: al principio erano pochi e poco condivisi, ma ad epidemia in corso la raccolta e il tracciamento dei dati sono stati prima insufficienti, poi imprecisi.

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