Dante, esule e poeta ancora oggi

Con ritardo, ma meglio che mai: oggi ricorre il primo Dantedì, la giornata nazionale di ricordo e onorificenza al Sommo Poeta, quel Dante Alighieri che è un vanto dell’Italia nel mondo. Uomo, politico, poeta d’amore e cantore della moralità e delle trame dell’anima umana, Dante, in tutta la sua opera, non ha solo raccolto la summa di un periodo storico, il Medioevo, ma come solo i più grandi, con un po’ di inconsapevolezza, si è saputo proiettare in avanti e andare al di là del tempo e della vita. Al di là della morte e dell’anima, che lui stesso ha raccontato come nessuno prima né dopo è più riuscito.

775 anni dopo la sua nascita, Dante è ancora una presenza fissa, tanto in Italia che in tutto il globo. Studiato e amato a ogni latitudine, il poeta fiorentino parla con una semplicità disarmante a noi contemporanei, talvolta sordi e impermeabili ai densi messaggi contenuti in tutte le opere dantesche. Sordi a quei canti d’amore delle Rime, sordi a quella maestria nel disegnare un’Italia unita, nel De Vulgari Eloquentia, tanto sul piano linguistico tanto sul piano politico, sei secoli prima della sua effettiva Unità. Sordi a quei messaggi pieni densi di dottrina e sapere del Convivio, sordi di quelle competenze politiche che accompagnano tutta la trama della Monarchia. Ed incapaci di leggere tra le linee del Poema Sacro, di gran lunga il testo più bello, grande, imponente disegnato da un autore della nostra letteratura. Lo stesso in cui è presente la preghiera più bella, emotivamente travolgente e intimamente confidenziale a Maria Madre di Cristo e in cui l’Amore, «che move il sole e l’altre stelle» trova la sua definizione più piena.

Dante, come solo i più grandi, sfugge ad ogni etichetta: guelfo e ghibellino allo stesso tempo (il Foscolo, nei suoi Sepolcri, lo definì «Ghibellin fuggiasco») fiorentino, veronese, ravennate, poeta e politico appunto, cittadino ed esule. E, come i giganti, continua a camminare tra noi, perenne monito per ogni tempo, per ogni momento. A mostrarci e descriverci l’interezza dell’anima umana, a tornare coi suoi messaggi capaci di perdurare lungo la linea del tempo, sempre con la stessa validità. A incantarci con la bellezza della sua cultura, della sua lingua. E sarà sempre così, oggi e nel prossimo secolo. Perché Dante, vissuto tra il 1265 e il 1321, sfugge anche alle categorie del tempo. Un antico tra i contemporanei, un contemporaneo tra gli antichi, in un mondo che forse del suo messaggio ha ancora bisogno. E ne avrà sempre.

Leave Comments

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.