Paz de la Huerta: Easy Rider

Paz de la Huerta: Easy Rider

“Direi di me che sono estrema, emotiva, onesta, un Latina impetuosa”, dice la modella, musa, attrice Paz de la Huerta. Seduta fuori Cafe Gitane a Nolita Paz sorseggia un tè marocchino alla menta, tenendo sotto controllo la folla di paparazzi dall’altra parte della strada. “Avranno scattato la stessa noiosissima foto un milione di volte”, dice.

María dela Paz Elizabeth SofíaAdriana de la Huerta nasce nel1984 aNew York. Suo padre, Iñigo de la Huerta, Duca spagnolo di Mandas e Villanueva, e sua madre Judith Bruce, un’esperta di questioni femminili nei paesi in via di sviluppo, hanno cresciuto Paz e sua sorella a SoHo, il cuore pulsante della nascente art scene newyorkese. L’infanzia di Paz quindi si svolge tra i creativi di downtown Manhattan, visitando le gallerie d’arte quando era ancora nel passeggino e ballando a suono di musica classica nella sua casa su West Broadway. Ma all’età di 12 anni i suoi genitori divorziano e suo padre, alcolista, torna in Spagna.

Nel 1998, Paz fa la sua prima apparizione sul grande schermo nel film L’oggetto del mio desiderio con Paul Rudd e Jennifer Aniston. “Avevo appena compiuto 13 anni, non avevo mai visto Friends – lei [Aniston] non mi interessava”, ci racconta Paz.  “Ognuno ha i suoi gusti”.

L’anno seguente è il suo ruolo nell’acclamato dalla critica Le regole della casa del sidro, una giovane donna dalla sessualità molto libera, a renderla nota al pubblico. Da allora ha interpretato una miriade di personaggi femminili ipersessuali in almeno 20 film – incluso The Limits of Control di Jim Jarmusch e Enter the Void di Gaspar Noe – e più di recente nella serie di culto di HBO, Boardwalk Empire.

Ma per Paz le scene di sesso sullo schermo sono un elemento narrativo come un altro. “Per me le scene di sesso non sono ‘scene di sesso’”, dice. “Quello che conta è il contesto emozionale che c’è dietro alla scena – come in ogni altra scena”.

Come regista, Paz ha spesso esplorato il tema della religione, senza dimenticare però sesso e seduzione”. “Sono cresciuta in una famiglia cattolica e questo ha avuto un grosso  impatto sulla mia vita”, dice. “Credo che la mia fascinazione sia dovuta all’aver visto i miei parenti spagnoli fare cose terribili e imperdonabili e nonostante ciò considerarsi persone spirituali e religiose”.

Il progetto più recente dei sei da lei realizzati, la sua versione di Le scarpette rosse, è il primo che è pronta a condividere con un pubblico più ampio – sebbene sia molto ritrosa a parlarne. “Il tema è il peccato, la redenzione e il chiedere perdono”, ci spiega. “Non manca un twist piuttosto controverso. Ma non voglio aggiungere altro per il momento”.

Sasha Levine

 

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