Musica di Dario Muci: l’amaro dalla melodia

Musica di Dario Muci: l’amaro dalla melodia

BOLOGNA, 29 GIUGNO – La prerogativa di molti cantanti è impadronirsi delle tecniche del canto per diventare bravi interpreti o coristi. Per altri, però, specie per i cantautori, il bisogno non è solo quello di saper cantare, ma quello di insegnare componendo. Solo così, riescono a mitigare l’inappagabile necessità di fare musica per dare notizia.

All’interno di questi “altri” si colloca Dario Muci, il cui compito in Sulu, il suo ultimo album da solista, pubblicato in collaborazione da AnimaMundi e Kurumuny, è quello di denunciare cantando le problematiche del Sud Italia, e principalmente del Salento.Denunciare attraverso la melodia, il sapore amaro di uno stufato popolare, stracotto sulla piastra dell’ingiustizia amministrativa. Così, attraverso le canzoni contenute nel CD e un libretto di commenti, le due realtà editoriali salentine, sposando la musica con la scrittura intendono promuovere il “grido” del cantautore. Un grido che è una richiesta d’intervento di fronte all’ingordigia di pochi nascosta sotto l’impercettibile velo della corruzione.

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Dalle tracce del disco, echeggia un soffio che solleva quel velo, disonesta maschera di abusi consumati in discrezione e perpetrati lontano da occhi indiscreti. Ma, una volta stanati, ecco sfilare i tormenti dei migranti, la morte della natura deturpata dal cemento, le concessioni governative pilotate dalla solita élite dei potenti. Di questi, e di molti altri disagi sociali canta Dario, ricorrendo allo stile tipico del cantastorie meridionale, ma con l’aggiunta di brevi richiami al blues e al jazz. In un gioco di accordi strumentali, accompagnati da una voce che alterna rabbia, dolcezza e ironia, si anima la sensibilità del narratore tra la resa e la lotta, in un inno dove l’omertà è alimentata nell’ombra degli sguardi dei timorosi che negando l’esistenza fingono di stare meno male.

Marco Pedullà

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