Mostra del Cinema di Venezia: Leone d’oro 2011 alla carriera per Marco Bellocchio

Mostra del Cinema di Venezia: Leone d’oro 2011 alla carriera per Marco Bellocchio

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VENEZIA, 9 MARZO ”I premi servono, anche quelli che non si ricevono, a corroborare una certa resistenza ad andare avanti. E poi a 71 anni i premi fanno bene’’. Così Marco Bellocchio ha commentato all’Ansa la notizia trapelata del premio alla carriera che riceverà durante la 68.ma Mostra del Cinema di Venezia.

Un importante premio, ma soprattutto degno riconoscimento ad un autore, che con grande classe ed eleganza ha scritto alcune delle pagine più belle del nostro cinema italiano, sin dagli esordi, forti ed intensi con la sua prima opera “I Pugni in tasca”. L’etàha continuato il registasi sa che obbliga a una certa saggezza. Il problema è continuare a fare dei buoni film e avere una buona salute fisica e mentale. In questo senso sono ottimista perché i progetti non mi mancano”.

Proprio “Sorelle Mai” è il suo ultimo progetto, che presenterà fuori concorso all’ultima mostra di Venezia; un film che egli stesso definisce come un “compendio alla sua vita”, un film che collega il suo passato e che sente dentro come “un premio alla carriera”. Nell’occasione di questo premio, dopo la cerimonia di consegna del Leone d’oro, vi sarà nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, una particolare dedica a Bellocchio con la proiezione di una nuova versione del film “Nel nome del padre”, uscito nel 1971 su cui il regista ha lavorato.

Un vero e proprio Director’s Cut, con un taglio da parte del regista e con l’aggiunta di nuovo materiale assolutamente inedito, che renderà l’opera attuale. Si passerà dai 105 minuti del film uscito nelle sale nel 1971, ai soli 90 minuti di questa nuova versione “redux” che si presenta come un’opera rinnovata e al passo dei tempi. Di fatti lo stesso Bellocchio racconta : «Non è stata un’idea fissa, niente di persecutorio , eppure in tuttiquesti anni (quaranta) mi è tornata in mente la convinzione che Nel nome del padre non avesse ancora trovato la sua forma definitiva. Ne è la prova il fatto che dopo la prima proiezione pubblica (Festival di New York, 1971) Nel nome del padre è ritornato in moviola altre tre volte, quattro con quest’ultima revisione. Per una necessità di liberare le immagini, nel senso di alleggerirle di quella pesantezza ideologica che le schiacciava, le soffocavaBeninteso il film, per quei pochi che si ricorderanno della prima versione italiana (che è poi la seconda versione), non è cambiato nei contenuti o nei significati, non è stato addolcito in alcun modo, non è meno violento, si può dire soltanto che in questa versione definitiva Nel nome del padre fa pensare un po’ meno a Brecht e un po’ di più a Vigo». Convinto e deciso della scelta anche Marco Muller, il direttore della Mostra, che ha pronunciato parole di grande stima nei confronti di Bellocchio : «Seguire il cinema di Marco Bellocchio ti porta, in ogni suo film, sempre verso altre destinazioni da quelle che ci sembrava di aver raggionto e scoperto. Camminatore instancabile, traghettatore di idee, esploratore del confine instabile tra se stesso, il cinema e la storia, ha utilizzato come mappa, per orientarsi, il mondo che comincia oltre i confini della realtà visibile (e nell’inconscio). E ha così trovato i modi di espressione più vitali e “giusti”; per raccontare l’urgenza di saperi, individuali e collettivi, indeboliti, o svaniti».

Sincere congratulazioni e commenti entusiastici sono arrivati anche dall’attuale Ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan che ha detto orgoglioso : “Insieme alla Palma d’oro alla carriera del festival del cinema di Cannes al regista Bernardo Bertolucci, questi sono i riconoscimenti che i principali festival internazionali assegnano nel 2011 al fondamentale ruolo del cinema italiano nella storia della cultura cinematografica mondiale“.

Emanuele Ambrosio

 

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