“GLOTTICIDIO”, MILIONI DI ITALIANI ACCUSATI DI CRIMINI CONTRO LA GRAMMATICA

“GLOTTICIDIO”,  MILIONI DI ITALIANI ACCUSATI DI CRIMINI CONTRO LA GRAMMATICA


(A cura di Mara Monfregola)
– Superficiali e ignoranti. Sono rimasta recentemente colpita dallo spot televisivo del Gruppo Albatros, una casa editrice virtuale che valuta opere inedite di scrittori emergenti per pubblicarle. Avevo sempre pensato che farsi notare da una casa editrice fosse cosa ardua e complicata. Ma, riflettendoci bene, quanti italiani sarebbero in grado di scrivere racconti, poesie, o interi romanzi?

Siamo un popolo di superficiali e ignoranti. Superficiali, perché abbiamo una conoscenza superficiale del nostro bellissimo e vastissimo vocabolario. Ignoranti, perché ignoriamo gran parte delle regole basilari.

Statistiche da brivido. Il rapporto Unla sull’analfabetismo in Italia parla di un 66% che non dispone della formazione sufficiente per partecipare in maniera cosciente e informata allo sviluppo della società. Si capisce anche, adesso, come mai le nuove generazioni non abbiano chiare le idee nemmeno sulla politica, argomento quotidiano.

L’ortografia, la “bestia nera”. Quando la “h” non si legge, si fa a meno di scriverla. Difficile anche distinguere tra “e” ed “è”, e di conseguenza tra “ce” e “c’è”. La “i” diventa insidiosa in parole come coscienza, cosce, conoscenza. Per non parlare delle doppie (accellerare, interrogazzione, intelliggente). L’apostrofo, usato fin troppo spesso dove non serve (qual’è, qualcun’altro, etc.), manca invece su “un po”, scritto invece con la “ò”. Pronomi sconosciuti: nessuna differenza tra maschile e femminile, cioè “le dici” diventa “gli dici” in ogni caso. Si potrebbe andare avanti all’infinito.

Congiuntivo e passato remoto, cestinati. Di strafalcioni, stranamente, non se ne contano molti tra i verbi. Perché?? Semplicemente perché non vengono usati. Congiuntivi semplici e composti, e passato remoto sono in disuso: troppo difficili da coniugare. Così il nostro linguaggio, così vario, pittoresco ed elaborato, ha perso la sua dignità.

Sbagliare i verbi? Una dote. Sono rimasta di stucco nel vedere la pubblicità che si fa a taluni personaggi di reality show. Primo fra tutti lo sgrammaticato George Leonard, che ha serenamente dichiarato che il fatto di sbagliare i verbi è “una DOTE che lo rende simpatico agli italiani”.

In mezzo al popolo che ride dei suoi “orrori” grammaticali, ci sono senza dubbio persone acculturate divertite dall’assurdità. Ma per la maggior parte si tratta di un pubblico che ride ipocritamente, perché non capisce dove stia l’errore. In fondo, a una ragazza che vuol far la velina e sposare un calciatore, e a un ragazzo che vuol fare il calciatore per sposare una velina, cosa può importare del congiuntivo imperfetto?? Il problema sembra non toccarli

Facebook insegna. Il problema ha toccato le alte sfere che si preoccupano della sopravvivenza dell’uso corretto dell’italiano. Si legge ormai un po’ ovunque delle vergognose statistiche dell’analfabetismo. Perfino su Facebook, veicolo di informazione che crea mode spesso del tutto inutili e a volte lancia onorevoli iniziative, esistono gruppi del tipo “salviamo qual è dall’apostrofo” o “insegniamo l’italiano a chi crea i gruppi”. Tuttavia, se il 44% delle matricole universitarie viene bocciato ai test d’italiano, tante altre categorie non restano immuni alle storpiature e agli sfondoni.

Giornalisti, pessimo esempio. Fanno presto i giornalisti a montare pezzi indicando i giovani di oggi come schiavi del linguaggio sintetico e poco espressivo di internet e degli sms. Ma quando Le Iene mettono alla prova quegli stessi giornalisti e altri presentatori tv con domande di grammatica di base, c’è da restare sbigottiti. Sconosciuto il participio presente e passato del verbo stare, plurale di carcere declinato in maniera errata, inesistente il plurale di belga, totale confusione sui diversi tempi verbali, addirittura il congiuntivo imperfetto è stato definito “un’imperfezione della lingua italiana” (Emilio Fede). Insomma, un disastro.

Beata ignoranza. Da anni mi batto come paladina della grammatica italiana, correggendo gli strafalcioni degli amici, con l’unico risultato di venire derisa (si, derisa, avete letto bene) e additata come “maestrina”. Vero è che sono alquanto pignola: “perché” e “cioè” hanno finale accentata in modo diverso, distinzione tra verbi transitivi e intransitivi, ma soprattutto la corretta scrittura di parole non italiane. Purtroppo, però, non ho riscontrato alcuna possibilità di correggere chi non vuole farsi correggere. E’ una battaglia persa in partenza, si rischia, spesso, di risultare solo antipatici.

P.S. Cari lettori che appartenete allo scabroso 66%, e che vorreste fare i fighi usando il termine “glotticidio”, sappiate che non esiste nel vocabolario, ma che è stato coniato dalla sottoscritta appositamente per l’articolo. Grazie per l’attenzione.

4 Responses to "“GLOTTICIDIO”, MILIONI DI ITALIANI ACCUSATI DI CRIMINI CONTRO LA GRAMMATICA"

  1. Pasquale  2010/02/02 at 13:55

    Sei il mio mito!

  2. la sottoscritta  2010/02/02 at 18:29

    grazie!

  3. vittorio catani  2010/03/05 at 11:55

    Gentile Mara, condividio anche io tutto quello che scrivi. Queste “battaglie” a qualcosa forse serviranno, ma personalmente non sono ottimista. Sono fenomeni ormai collettivi, contro i quali non val nulla. Le lingue cambiano, sempre nostro malgrado. E’ come leggere l’orribile “scannerizzazione” benché esista lo specifico termine informatico “scansione”, che a sua volta deriva non da “scansire” (altra parola inesistente) ma da “scandire”. Anche io sono stato ridicolizzato più volte proprio su questo termine; anzi oggi ci sono vocabolari che molto paradossalmente inseriscono la parola “scannerizzare”, per scrivervi accanto “termine errato” o qualcosa di simile.
    Comunque, auguri:-) Vittorio.

  4. Aldo Jani Noè  2010/05/08 at 09:57

    Grazie ! Divulgo con Twitter. E’ un dovere

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