I RAGAZZI DEL CARCERE METTONO IN SCENA LA STUPIDITÀ CON MOLTA INTELLIGENZA

I RAGAZZI DEL CARCERE METTONO IN SCENA LA STUPIDITÀ CON MOLTA INTELLIGENZA

(A cura di Eva Brugnettini) – Il teatro del Pratello quest’anno presenta “Il fascino indiscreto della stupidità”, uno spettacolo che gioca sul sottile confine tra stupidità e intelligenza, dove i libri sono mangiati, cotti e strappati.

Si entra nello spazio teatrale e lo spettatore si ritrova in una specie di gabbia, circondate da sbarre su tre lati, subito al buio, oltre la quale ci sono dei gradoni di legno chiaro riempiti di libri, e in cima ai gradoni uno spazio nascosto alla vista con probabilmente un materasso perché li sopra per tutto lo spettacolo i giovani attori si lanciano a faccia in giù, a pancia in avanti, o da sopra un tubo che attraversa il soffitto. Sui riquadri della gabbia, si arrampicano gli attori e da lassù urlano o sussurrano i loro pezzi dissacranti: “Ma si possono mangiare sul serio i libri?”, “Certo!“: fritti, bolliti, al forno, o spalmati di nutella! Sullo sfondo passano dei video con libri che si sfogliano, pagine che volano, e per colonna sonora molta musica da pianoforte (Gnossienne n.1 di Satie passa due volte).

Si tratta dello spettacolo “Il fascino indiscreto della stupidità”, in scena dallo scorso sabato 28 novembre fino al 6 dicembre all’Istituto Penale Minorile in via del Pratello, prodotto dal Teatro del Pratello con la regia di Paolo Billi. Lo spettacolo è tratto dal romanzo incompiuto di Gustav Flaubert Bouvard et Pécuchet, in cui due uomini si incontrano e scoprono di avere in comune non solo il lavoro (entrambi fanno i copisti), ma anche la passione per il sapere che li porterà ad abbandonare la professione per trasferirsi in una fattoria a studiare e mettere in pratica una serie di scienze. Li vediamo quindi buttarsi sul giardinaggio, le conserve, l’astronomia, la geologia, l’archeologia, il teatro, l’estetica, la politica, la ginnastica, la morte e l’educazione. Ogni volta a studiare enciclopedie e trattati, per poi mettere tutto in pratica, fino ad annoiarsi per passare ad altro. In questo turbinio di scienza, quella che si manifesta è paradossalmente la stupidità. Il testo infatti cerca di scandagliare quel labilissimo limite che separa il presunto stupido dal presunto intelligente, con dialoghi parossistici e azioni assurde. I libri, simbolo universale di intelligenza, tornano a essere oggetti, sparita l’aura sacrale, e sono mangiati, cotti, strappati, uccisi e messi in galera.

Lo spettacolo è interpretato da 9 detenuti del carcere minorile (su 17), insieme a 6 giovani attori delle Botteghe Molière e a due “anziani” dell’Università della terza età Primo Levi. I dialoghi, divertenti, grotteschi e ricchi di suggestioni, sono stati scritti per metà proprio dai giovani ragazzi del carcere, che per tre mesi si sono impegnati in laboratori di scrittura e teatro, per 6 ore al giorno tutti i giorni, e il risultato è veramente notevole. Per assistere allo spettacolo bisogna prenotare contattando il Teatro del Pratello (si tratta comunque di un carcere e ci sono un paio di controlli da superare prima di entrare). L’unica pecca sono le scolaresche, bisogna sperare di non essere in compagnia di decine e decine di ragazzini scalpitanti, ma per questo probabilmente basta evitare la domenica pomeriggio.

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