“NON CE NE ANDREMO COSÃŒ FACILMENTE”: CONTINUANO I PRESÃŒDI DELLE LAVORATRICI OMSA DI FAENZA

“NON CE NE ANDREMO COSÃŒ FACILMENTE”: CONTINUANO I PRESÃŒDI DELLE LAVORATRICI OMSA DI FAENZA

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FAENZA, 29 GENN. – “Questo è il nostro posto di lavoro, non ce ne andremo così facilmente” sono le parole di Valentina Drei, 35 anni, dipendente della Omsa, che ora rischia il posto come tante sue colleghe.

Continuano da settimane, nonostante la neve, i presìdi delle 320 lavoratrici e dei 30 lavoratori Omsa, davanti ai cancelli della storica fabbrica di calze che sta per essere chiusa.

Per evitare che vengano portati via prodotti e macchinari, sono già stati organizzati i “turni di guardia” per l’intero mese di febbraio, 24 ore su 24; il freddo si combatte con stufe improvvisate e caffè caldo.

La nota azienda del gruppo Golden Lady, così attenta al mercato femminile quando si tratta di marketing, sta per lasciare senza lavoro le sue dipendenti, non perché il suo bilancio sia stato colpito dalla crisi, ma per una vantaggiosa delocalizzazione in Serbia.

Nello stato balcanico, infatti, uno stipendio medio si aggira sui 300 euro, più o meno l’equivalente dei nostri mille euro.

Gli operai serbi però, al contrario di ciò che pensano gli amministratori Omsa, non si lasciano sfruttare tanto facilmente: hanno scioperato quattro giorni per chiedere un aumento di stipendio di 100 euro e alcuni lavoratori veramente arrabbiati hanno malmenato un direttore di stabilimento perché non avevano ricevuto il cedolino della retribuzione.

Anche su Facebook è nato un gruppo di solidarietà alle lavoratrici (e ai lavoratori) Omsa, che propone un boicottaggio dei prodotti della Golden Lady Company.

Un’altra dipendente, Nadia Liverani, di 46 anni, racconta: “Le famiglie hanno fatto i passi in avanti perché c’era il lavoro, la gente si è comprata la casa e ha mandato i figli a studiare perché lo stipendio era sicuro alla fine del mese”. Le conquiste dei lavoratori rischiano pericolosamente di dissolversi di fronte al fantasma della “crisi” che, talvolta, viene evocato a sproposito per questioni di comodo.

Arianna Mamini

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