GIALLO SULLA SCOMPARSA DEI DUE ITALIANI A MERIDA, IN VENEZUELA

GIALLO SULLA SCOMPARSA DEI DUE ITALIANI A MERIDA, IN VENEZUELA

RIMINI, 13 APR. –  Sembrano svaniti nel nulla i due italiani scomparsi, martedì 6 aprile, a Merida, in Venezuela, dopo essersi allontanati per una passeggiata in montagna, nell’area andina al confine con la Colombia. Si tratta di Simone Montesso, 23 anni di Bolzano, e Massimo Barbiero, 37 di Fossò, nel Veneziano, rispettivamente volontario e missionario laico della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini, fondata da don Oreste Benzi. I due erano a Merida per lavorare nelle case-famiglia dell’associazione, ed è stata proprio l’associazione a lanciare l’allarme della loro scomparsa.

La zona andina in cui i due sono scomparsi è impervia e le ricerche sono state ostacolate anche dal maltempo che da alcuni giorni si sta abbattendo sulla regione. Circostanze che non fanno che alimentare la preoccupazione dei familiari e dei responsabili della Comunità. L’ipotesi più plausibile, per le autorità locali, è quella di un incidente durante l’escursione, l’ipotesi del rapimento è ritenuta poco probabile. I responsabili della Comunità, invece, non vogliono escludere la possibilità si tratti di un sequestro, frequenti nella zona, “se si trattasse di un sequestro almeno sapremmo che sono vivi”, avrebbe dichiarato il presidente della Giovanni XXIII, Giovanni Paolo Ramonda. Al vaglio degli inquirenti alcune telefonate “mute”, ricevute sabato dall’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini.

Dalla stampa locale si apprende, che le ricerche sono affidate a un team di 15 esperti, guidati da Noel Marquez, responsabile dell’Istituto per la protezione civile e sarebbero concentrate in un’area di montagna di Santa Rosa de La Hechicera, a Merida. Intanto, la Farnesina ha attivato tutti i canali necessari per la ricerca dei due dispersi. L’Unità di crisi è in contatto con l’ambasciata di Caracas, attivata insieme al Consolato di Maracaibo, competente per zona, che sta seguendo le ricerche in collegamento con l’Interpol e le autorità locali.

Cristina Reggini

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