Emilia Romagna: tutti i dubbi sulla riforma della Rete Natura 2000

BOLOGNA, 28 NOVEMBRE – Si è svolta oggi un’affollata udienza conoscitiva sul progetto di legge della Giunta che riorganizza l’attuale sistema delle aree protette e dei siti della Rete Natura 2000, e istituisce il Parco regionale dello Stirone e del Piacenziano. Nell’appuntamento, promosso dalla commissione “Territorio ambiente mobilità“, presieduta da Damiano Zoffoli, si è discusso anche di altri due iniziative legislative: la prima, di analoga materia, firmata dagli undici consiglieri del Popolo delle libertà; la seconda, che propone di istituire il Parco regionale fluviale del Secchia, su proposta dei gruppi Sel-verdi (prima firmataria Gabriella Meo), Fds e del consigliere Rita Moriconi (Pd). Brevemente illustrata dall’assessore Sabrina Freda, la proposta di riforma delle aree verdi presenta questi aspetti essenziali.

Contenuti del provvedimento

La situazione attuale vede in attività 17 parchi (2 nazionali, 14 regionali, uno interregionale), 16 riserve naturali, 3 paesaggi naturali e seminaturali protetti, 33 aree di riequilibrio ecologico, a cui si aggiungono i 153 siti della Rete Natura 2000 che coincidono per circa il 50% con i territori delle aree protette. Un territorio complessivo di oltre 350.000 ettari, circa il 15% della superficie dell’Emilia-Romagna. Attualmente, il modello di gestione adottato dalla Regione per questi territori protetti si fonda sugli enti locali; nel corso del tempo questa scelta ha conseguito buoni risultati, ha però anche fatto emergere alcune criticità, tra queste l’eccessiva frammentazione delle aree protette (che non garantisce la necessaria efficacia nelle azioni di tutela della biodiversità) e le troppo ridotte dimensioni dei Consorzi, con conseguente scarsità di mezzi e dotazioni. Con questo progetto di legge, che risponde a quanto dispone il Decreto Milleproroghe, la Giunta intende riorganizzare il sistema nel suo complesso.

Gestire con più efficienza ed efficacia la biodiversità è un dovere nei confronti delle risorse pubbliche, dell’ambiente e delle giovani generazioni, nonché un modo per favorire lo sviluppo economico di territori spesso economicamente svantaggiati. Attraverso una gestione più snella e omogenea delle aree protette, si assume il ruolo di elemento di sviluppo delle attività turistiche sostenibili, di conservazione del patrimonio storico-artistico e del paesaggio, di promozione del recupero delle migliori tradizioni locali e della valorizzazione della cultura contadina. Presso la Regione viene istituito l’Osservatorio regionale per la biodiversità.

La nuova scelta gestionale si fonda su cinque macro-aree con omogenee caratteristiche geografiche, climatiche, naturali (e conseguenti esigenze di tutela). Questa ripartizione intende rispondere all’esigenza di coordinare e ottimizzare la gestione di tutte le competenze, ora attribuite a diversi soggetti istituzionali, in un ente di grandi dimensioni e specializzato nella tutela del patrimonio naturale. Nei nuovi enti pubblici gestori delle Macroaree per i parchi e la biodiversità sono rappresentate le Province il cui territorio è interessato da aree protette e siti della “Rete Natura 2000”, e i Comuni il cui territorio è incluso nel perimetro di un Parco regionale. Ecco le cinque macro-aree individuate:

“Emilia Occidentale”: superficie protetta 13,7%, che comprende: 5 parchi regionali, 4 riserve naturali, 37 siti di rete natura, 3 province (PC, PR, RE), 24 Comuni.

“Emilia Centrale”: superficie protetta 10,7%, che comprende: 2 parchi regionali, 5 riserve naturali, 33 siti di rete natura, un paesaggio protetto, 3 Province (PR, RE, MO), 10 Comuni.

“Emilia Orientale”: superficie protetta 11,1%, che comprende: una riserva naturale, 23 siti di rete natura, 2 Province (MO, BO), 12 Comuni.

“Delta del Po”: superficie protetta 20,8%, che comprende: un parco regionale, 2 riserve naturali; 33 siti di rete natura; un paesaggio protetto, 3 Province (FE, RA, BO), 9 Comuni;

“Romagna”: superficie protetta 7,2%, che comprende: un parco regionale,

3 riserve naturali; 25 siti di rete natura, un paesaggio protetto, 4 province (BO, FE, RA, RN), 6 Comuni.

Macro-aree, personale dei Parchi, controlli: l’udienza conoscitiva Nei 28 intervenuti che si sono succeduti, hanno preso la parola sindaci, assessori comunali e provinciali, rappresentanti di associazioni imprenditoriali, associazioni degli agricoltori, associazioni ambientaliste, sindacati, guardie ecologiche, speleologi, Enti di gestione dei Parchi. Molti fra questi soggetti hanno preannunciato la presentazione di documenti, con puntuali richieste di modifiche dell’attuale progetto di legge; vari interventi hanno lamentato un insufficiente coinvolgimento nel percorso preparatorio alla stesura della legge. Ecco gli argomenti più dibattuti, su cui si sono manifestate le maggiori critiche e richieste di chiarimenti. Ogni Ente pubblico deve corrispondere a un’identità territoriale; al contrario, le attuali perimetrazioni delle macro-aree peccano di astrattezza: occorre una diversa ripartizione, tracciando nuovi confini, ricollocando alcuni Comuni, puntando a una maggiore omogeneità ambientale.

Viene richiesta la presenza nei nuovi Enti di gestione di rappresentanti delle associazioni ambientaliste e delle associazioni degli agricoltori. Attenzione alla sorte del personale attualmente assegnato ai Parchi, già sottodimensionato rispetto alla pianta organica. Serve una fase transitoria di almeno sei mesi, nella quale affrontare e risolvere delicati problemi gestionali (oltre al riassetto del personale, le tesorerie, gli immobili sedi di uffici).

È forte il rischio di disimpegno dei piccoli Comuni rispetto a entità che potrebbero essere vissute come lontane (un Comune ha già anticipato la richiesta di prevedere la possibilità di recesso dalla partecipazione al nuovo Ente).

Si lamenta una sottovalutazione della specificità delle aree protette nei territori più urbanizzati, quelli della pianura. Va evitato il rischio che nella fase di riorganizzazione, sicuramente impegnativa, possano allentarsi i vincoli e i controlli. Va rafforzato il ruolo di orientamento che dovrà svolgere la Regione. Occorre prevedere risorse certe ai nuovi Enti, già le attuali appaiono insufficienti: quali parametri di finanziamento da parte dei Comuni: su base territoriale o della popolazione? Va scongiurato il rischio di confusione di ruoli che appare probabile, per esempio, prevedendo due Enti in una stessa Provincia.

CS Regione Emilia-Romagna

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