REGGIO EMILIA, DETENUTO MUORE IN CARCERE CON IL GAS DEI “FORNELLETTI”

REGGIO EMILIA, DETENUTO MUORE IN CARCERE CON IL GAS DEI “FORNELLETTI”

Suicidio in carcere a Reggio Emilia, 17esimo caso in Italia dall'inizio dell'annoREGGIO EMILIA, 29 MAR.E’ morto nella sua cella un detenuto italiano di 47 anni, inalando il gas della bomboletta da cucina. L’episodio è avvenuto nella casa circondariale di Reggio Emilia, durante il cambio di turno degli agenti, nella notte tra sabato e domenica. Accanto al corpo dell’uomo, tossicodipendente, un sacchetto di plastica, utilizzato spesso da chi fa uso di sostanze, insieme all’inalazione del gas. L’uomo, trovato dagli agenti durante i controlli, era in cella con altri due detenuti. In tre avevano a disposizione sei bombolette da cucina, due a testa come da regolamento penitenziario.

La notizia del
suicidio, si è appresa da Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del sindacato della polizia penitenziaria Sappe, che ha definito l’episodio un fatto drammatico “che testimonia ulteriormente la necessità di intervenire immediatamente sull’organizzazione e la gestione delle carceri, dove il numero esorbitante dei detenuti e la carenza di personale non consentono più alla polizia penitenziaria di garantire i controlli necessari. A Reggio, come in quasi tutti i penitenziari d’Italia, di notte, un solo agente controlla almeno due sezioni detentive, con circa 150 reclusi”.

Per un episodio simile, avvenuto qualche anno fa nel carcere di Pavia, sottolinea il sindacato di polizia penitenziaria, “l’Amministrazione penitenziaria fu condannata a risarcire i familiari con 150.000 euro. Riteniamo che sia giunto il momento di rivedere il regolamento penitenziario, al fine di vietare l’uso delle bombolette di gas, visto che l’Amministrazione fornisce il vitto a tutti i detenuti”. Solo nel mese di marzo si sono registrati altri due suicidi in cella, 15 dall’inizio dell’anno: il 7 marzo si è impiccato un uomo di 45 nel carcere di Pavia, tre giorni dopo si è tolto la vita un detenuto con problemi psichici, nel carcere napoletano di Poggioreale.

Cristina Reggini

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