UN CASO CLAPS IN ROMAGNA, CRISTINA GOLINUCCI SCOMPARSE NEL ’92 DAVANTI AL CONVENTO

UN CASO CLAPS IN ROMAGNA, CRISTINA GOLINUCCI SCOMPARSE NEL ’92 DAVANTI AL CONVENTO

CESENA, 22 MAR.E’ il primo settembre del ’92, quando Cristina Golinucci, 21enne di Ronta, esce di casa per recarsi al convento dei cappuccini della città, dove la aspetta padre Lino, suo confessore e padre spirituale. Da quel pomeriggio Cristina scompare senza lasciare traccia. Davanti al convento viene ritrovata la sua Fiat 500 azzurra, La madre di Cristina, Marisa Golinucci Degli Angeli, il giorno dopo, parla con padre Lino che dice di non aver visto la ragazza. Il 3 settembre i familiari tornano al Convento con un cane, nella speranza che li aiuti nelle ricerche, ma padre Lino non li fa entrare

Marisa Golinucci, dopo l’epilogo del caso Claps, è convinta che sua figlia sia in quel convento e chiede di riaprire le indagini: “Il cadavere di Elisa è stato ritrovato in una chiesa, mia figlia invece è scomparsa davanti a un convento. Sono convinta che proprio lì, dai cappuccini, ci sia la tomba di Cristina. Vorrei tanto che fossero fatti nuovi controlli con tecnologie sofisticate, per le indagini si è perso troppo tempo suffragando l’idea della fuga volontaria”  Al Resto del Carlino, la mamma di Cristina, avrebbe parlato del rapporto che la lega alla famiglia Claps: “Insieme nel 2002 abbiamo fondato Penelope, associazione che tutela le famiglie delle persone scomparse. Ho confessato a Filomena (la mamma di Elisa Claps) che vorrei essere nei suoi panni e avere un luogo dove poter piangere mia figlia”.

La scomparsa di Cristina fu associata a Emanuel Boke, un senegalese, che in quel periodo viveva dai cappuccini. Contro di lui, tuttavia, non furono mai trovate prove. L’immigrato fu condannato dal tribunale di Forlì, per lo stupro di una ragazza cesenate, avvenuto nel giugno ’94. Scontata la pena, Boke fece perdere le sue tracce. Nel ’97 la procura di Forlì aprì un’inchiesta e ripresero le ricerche della ragazza. Il 12 agosto il convento fu perquisito dagli uomini della polizia e dai i carabinieri che, con l’aiuto dei vigili del fuoco, setacciarono le cantine, le cripte, i due pozzi e le cisterne per l’acqua piovana, senza riuscire a trovare alcun indizio.

M. Cristina Reggini

Leave a Reply

Your email address will not be published.