Caserma Piacenza, gli orrori di Gomorra: torture, estorsioni, spaccio Sei arresti e una caserma sequestrata: le scoperte shock degli inquirenti a Piacenza

Caserma Piacenza 

La caserma di Gomorra, la caserma degli orrori. Torture, ricettazione, arresti illegali, lesioni personali, peculato d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, arresti falsati, violenza privata e truffa allo Stato. Sono solo alcuni dei capi d’accusa dei reati contestati a sei carabinieri di Piacenza, nell’ambito di una maxi inchiesta denominata “Odysseus” e durata poco più di sei mesi, tra intercettazioni telematiche e telefoniche.

A Piacenza anche la prima caserma sequestrata della storia: quella del Levante, nei cui loschi giri risulta essere implicata la maggior parte dei militari presenti. Tutti gli altri sono stati colpiti infatti da provvedimenti cautelari. Nulla di lecito nei comportamenti contestati alle dodici persone colpite da misure di custodia cautelare, cinque con gli arresti domiciliari e quattro con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Caserma Piacenza, lo spaccio nel lockdown e il selfie con gli spacciatori

Secondo il procuratore a capo dell’indagine, sono da sottolineare determinate peculiarità nel comportamento dei militari. La maggior parte dei reati contestati sono stati commessi durante il lockdown. Proprio a Piacenza, tra le province più colpite dal Covid-19, dove si contavano a fatica i morti. I militari si occupavano del traffico di stupefacenti tramite un tentativo giornaliero di approvvigionamento di droga per il territorio piacentino. Si servivano di una staffetta con macchine che trasportavano stupefacenti. Con alcuni dei pusher, peraltro, spuntano selfie, baci e abbracci.

Pestaggi, torture anche contro innocenti

Una caserma degli orrori, pari alla Gomorra vista in tv. In una città, Piacenza, in cui tutti sapevano. E in cui tutto, perlopiù illegale, avveniva con costanza. “Minchia, adesso ti devo raccontare quello che ho combinato, ho fatto un’associazione a delinquere, ragazzi” – comincia così la prima di tante intercettazioni shock.

I militari consentivano agli spacciatori piacentini, sempre in pieno lockdown, di raggiungere Milano per rifornirsi di droga: “Se ti fermano, digli che ti abbiamo controllato noi”. Così suggerivano ai pusher, spesso e volentieri riempiti di botta e torturati durante i fermi. Anche contro chi, ingiustamente, veniva individuato come presunto. Il tutto con prove false, costruite per giustificare il fermo.

Il capo dell’organizzazione? Un appuntato semplice…

Come è possibile un atteggiamento simile? Come è possibile che questi militari abbiano costituito la loro personalissima Gomorra con tutto questo potere? Sono alcune delle domande a cui si dovrà rispondere. Ancora, nel giorno di Pasqua, sempre durante il periodo di lockdown, uno dei coinvolti aveva organizzato una festa conviviale. La segnalazione, poi arrivata in caserma, era stata bypassata dai colleghi collusi.

Capo di questa associazione, intanto, pare essere un semplice appuntato. Eppure tanto semplice non era. Per lui villa con piscina, una moto e ben ventiquattro conti corrente.

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