“Voci della città”, la radio riminese più lunga d’Italia, chiude i battenti Dal 1946 era stata l'icona assoluta dell'estate in riviera romagnola

“Voci della città” è un pezzo di storia. Un racconto, e non solo di notizie e partite di calcio. Altoparlanti accesi, un vecchio microfono di Radio Tripoli e con la mente si è subito al 1946, alla voce di Sergio Zavoli. Oggi, settanta e più anni dopo, la voce di tante estati smetterà di parlare. Danno la colpa al Coronavirus, invece è stata la pubblicità. Non per Decreti né per divieti, ma per opera dei bagnini, come denunciato da Ugo De Donato, figlio dell’inventore della radio più lunga d’Italia.

Due blocchi giornalieri, musica e spot: dalle 11 del mattino, l’ora del bagno per i più piccoli, alle 17.00, l’ora delle merende. In mezzo storie su storie, bimbi persi e amori mai vissuti. Con quell’iconico “Attenzione” a richiamare tutti, di solito in italiano o in tedesco. Una colonna portante della riviera romagnola, un modello industriale copiato ed imitato da molti.

Non c’era pericolo per chi si smarriva: sicuramente prima o poi sarebbe stato ritrovato, complice un’organizzazione spartana dietro la voce dell’annunciatrice. Il bagnino, da segnale, raccoglieva la denuncia della scomparsa, gli altoparlanti facevano il resto. Quasi sempre in lieto fine, peraltro: da Bellaria a Cattolica non si smarrisce nessuno. Il Publiphono sempre presente, dietro le cabine. Più forte delle onde del mare e della musica, un tormentone quotidiano per molti. Pubblicità di pizzerie e discoteche hanno vissuto di rendita grazie agli annunci, creando un classico prima ancora della sua canonizzazione. Uno Youtube ante-litteram live. Altro che social.

 

Era il rumore dell’estate, quella voce di radio. Fastidioso per pochi, un toccasana per molti. Capace di vincere contro ogni sit-in di protesta. L’ultimo, quello capitanato da un avvocato riminese che chiedeva di mettere il muto agli annunci pubblicitari, è stato la premessa del canto del cigno. Ugo De Donato, non senza commozione, ha promesso che sarà un anno di pausa, ma non della fine di tutto: “L’idea è quella di una colletta per mantenere il servizio, perché siamo un pezzo della storia di Rimini”, ha detto. Di fronte alla storia non si può restare immobili e in silenzio.

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