18ENNE SUBISCE VIOLENZE SESSUALI IN CARCERE. IL DIRETTORE: “COLPA DEL SOVRAFFOLLAMENTO”

18ENNE SUBISCE VIOLENZE SESSUALI IN CARCERE. IL DIRETTORE: “COLPA DEL SOVRAFFOLLAMENTO”

NAPOLI, 31 GENN. – Quando un avvenimento, come lo stupro in un carcere di un 18enne, giunge ai giornali, la notizia esplode, ma si tratta, purtroppo, di eventi che accadono molto spesso.

La novità più che altro è che, questa volta, la vittima ha denunciato i propri aggressori. E’ successo nel carcere minorile di Nisida (Na).

Un detenuto 18enne ha subito violenze sessuali, vessazioni e torture da un gruppetto di 4 suoi coetanei. Lo ha confessato ad una guardia giurata quando era stanco di sopportare tali atrocità. Tre dei quattro, mentre un loro compagno – minorenne – faceva da palo, lo costringevano a ballare nudo, approfittavano sessualmente di lui ed, a volte, lo mettevano con la testa nel gabinetto per poi scaricare l’acqua. Gesti terribili che, sicuramente, segnano la mente di un giovane indelebilmente, rischiando, tra l’altro, di mettere definitivamente in pericolo la possibilità di una vera ed effettiva rieducazione del condannato. Dopo la denuncia, 3 dei 4 sono stati immediatamente arrestati ed alcuni sono già stati trasferiti altrove. Le accuse nei loro confronti sono: violenza sessuale di gruppo, stalking e lesioni.

Gianluca Guida, il direttore del carcere, una struttura modello, attribuisce la responsabilità di questi eventi al sovraffollamento ed alla convivenza, per legge, di adolescenti e  «giovani-adulti». «Il carcere è tarato su 32 posti per ragazzi e 12 per ragazze», ma – spiega – «negli ultimi due anni siamo arrivati anche a raggiungere il picco di 60». Inoltre, quanto alla seconda problematica, il diritto italiano consente ai ragazzi di rimanere nel carcere minorile fino a 21 anni, ma, per il direttore, «sarebbe opportuno poter applicare in modo più flessibile la legge su questo punto». Infatti, talvolta giungono al Nisida (per reati compiuti quando erano ancora minorenni) giovani che hanno già vissuto l’esperienza del penitenziario per adulti e «questo contatto può snaturare l’impegno nei confronti dell’adolescenza».

Valeria Castellano

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