Dalì: Il surrealismo a Milano

Dalì: Il surrealismo a Milano

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MILANO – Nel paese dove i tagli alla cultura portano il Ministro dei Beni Cultura sul tavolo degli imputati, dove il red carpert delle manifestazioni si riempie di artisti in protesta contro la scarsità di fondi, in cui solo un italiano su dieci dice di aver letto almeno un libro in tutta la sua vita, migliaia di persone si dispongono educatamente in una fila lunghissima per vedere dal vivo le opere del più grande surrealista di tutti i tempi: Salvador Dalì.

All’ombra della dorata “Madunina” del Duomo di Milano, Palazzo Reale ospita in questi giorni (e lo farà fino al 30 gennaio 2011) la mostra Salvador Dalì il sogno si avvicina. Torna dunque nel capoluogo lombardo, dopo 50 anni, il più grande ed eccentrico artista del secolo scorso.

Una mostra straordinaria che si snoda, senza seguire un ordine cronologico, tra diverse sale allestite saggiamente dall’architetto Oscar Tusquets Blanca amico e collaboratore di Dalì che ha cercato di esaltare in questa mostra il pensiero e la filosofia del “genio”. Un allestimento che riesce a far vivere con grande gusto le opere.

La mostra inizia con un grande uovo, simbolo che spesso ricorre nelle opere di Dalì, che accoglie al suo interno la “Venere di Milo con cassetti”. Una riproduzione della più famosa statua greca sul cui corpo Dalì ha disposto una serie di cassetti che hanno come pomelli dei pon-pon bianchi. Opera con cui vuole rappresentare il pensiero di Freud ed i suoi “cassetti segreti che solo la psicanalisi può aprire”.

Nel corso della mostra si può vivere anche il sogno che l’artista spagnolo ha sempre avuto e che mai ha potuto realizzare: creare un opera che potesse essere vivibile: la sala Mae West. Viene dato ad ogni visitatore la possibilità di potersi accomodare su un divano a forma di labbra, con alle spalle un camino a forma di naso e due stampe di parigine a rappresentare gli occhi.

La mostra si conclude con l’incontro tra Dalì ed un altro dei surrealisti più importanti della storia:  Walt Disney. La loro collaborazione non aveva visto conclusione. I quadri di Dalì avrebbero dovuto prendere vita e forma in un cartone animato da Disney. Il sogno dei due visionari che ha preso forma grazie agli eredi di Disney nel cartoon “Destino”. Cortometraggio animato di sei minuti che chiude la mostra.

Superata l’ultima tenda, che divide il viaggio magnifico che la mostra regala ai visitatori dalla realtà di tutti i giorni, l’impatto è crudo ed inesorabile. Si accede al book-shop con tutti i tipi di gadget del genio. Dai baffi alle varie litografia , dalle monografia ai mouse da pc a forma di bacio.

Sarà così facile farsi stregare dalla tentazione di portare a casa un ricordo che dal giorno dopo finirà nel cassetto della propria scrivania. Esempio lampante di come la nostra società abbia lasciato che il dio denaro vincesse sulla potenza dell’arte e della cultura.

Riccardo Capone

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