Dubbie ancora le cause dell’incendio al Bambin Gesù. Migliorano le condizioni degli intossicati

Dubbie ancora le cause dell’incendio al Bambin Gesù. Migliorano le condizioni degli intossicati

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ROMA, 6 OTT. Ancora tanta paura e incertezza sulle cause dell’incendio che ieri pomeriggio ha colpito il Bambin Gesu’ di Roma, ospedale d’eccellenza del Vaticano nella Capitale.

A poco più di 12 ore dall’incendio che ha interessato il Padiglione Pio XII, l’Ospedale Pediatrico ha ripreso la piena operatività: è quanto comunicato in una nota dall’ospedale. Il Pronto Soccorso nuovamente operativo dalle 9 di questa mattina ed è anche aperto ai trasferimenti da altri ospedali italiani. Di fatto l’attività di emergenza non ha mai subito interruzione e anche nelle ore del pomeriggio di ieri – immediatamente a ridosso dell’episodio – sono stati accolti e seguiti 39 casi provenienti dall’esterno e bisognosi di cure di emergenza. Circa le condizioni degli intossicati, queste sono in netto miglioramento, si apprende sempre in una nota dell’ospedale: “Quaranta sono già rientrati a casa o in servizio in Ospedale nella serata di ieri, 3 dipendenti dell’Ospedale e un familiare di un bambino ricoverato, rimangono in osservazione e le loro condizioni non destano alcuna preoccupazione”.

Mentre i 118 pazienti, presenti al momento dell’incendio nel Padiglione Pio XII, “sono stati immediatamente riallocati all’interno delle altre unità operative dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Successivamente, per 6 di essi è stato disposto il trasferimento in altre strutture del territorio”.

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Incertezza sull’entità dei danni, perché, a differenza di quanto detto sin da ieri, forse alcune apparecchiature, alcune delle quali molto costose, sarebbero state danneggiate a causa dell’incendio divampato ieri.
Circa le voci, invece, di chi (tra i familiari dei piccoli) ha affermato di non aver sentito alcun allarme, da fonti dell’ospedale (che è accreditato dalla Joint Commission International, ente certificatore indipendente che opera a livello internazionale e che valuta oltre 300 standard sul piano della qualità dell’assistenza, dell’accoglienza e della sicurezza, tra cui proprio gli eventi legati al rischio di incendio) si è sottolineato che lo stesso “l’allarme scatta immediatamente, innescato dal fumo. L’allarme sonoro è contraddistinto da un suono riconoscibile dagli addetti e dagli operatori, antipanico per rendere quanto più possibile fluide le operazioni di evacuazione del reparto”.

“Viene utilizzato un ‘numero rosso’ per attivare una catena di alert che coinvolge tutte le unità e i soggetti deputati ad operare in queste situazioni”, sempre secondo l’ospedale.
“Non bisogna utilizzare acqua, in quanto causa di cortocircuito, in presenza di apparecchiature biomedicali connesse a pazienti o impianti elettrici attivi. L’acqua viene utilizzata solo dove evidentemente necessario, ossia in presenza di fiamme, cosa che è regolarmente avvenuta nell’evento di ieri”. “Secondo quanto previsto dalla legge italiana e dagli standard di eccellenza della Joint Commission International – viene rilevato – che l’ospedale pediatrico Bambino Gesù ogni anno effettua prove di evacuazione e provvede alla formazione del personale con appositi corsi presso i vigili del fuoco di Roma, destinato alla gestione di emergenze”.

di Manlio Scimeca

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