Ruby affidata alla Minetti senza consenso del pm. Bufera tra pm e questura

Ruby affidata alla Minetti senza consenso del pm. Bufera tra pm e questura

MILANO, 1 NOV.Il pm dei minori Annamaria Fiorillo, di turno quando Ruby Rubacuori venne fermata e portata in Questura a Milano, non diede l’autorizzazione all’affido della ragazza alla consigliera regionale Pdl Nicole Minetti. È quanto emerge da fonti giudiziarie qualificate riguardo ai fatti accaduti la notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi a Milano.

Il pm Fiorillo, contattato più volte telefonicamente dalla caserma della polizia, non raggiunse mai alcun accordo circa l’affido della giovane marocchina a Nicole Minetti, a differenza di quanto sostenuto ieri in una nota della Questura, inoltre non sarebbe scesa a compromessi anche nel caso fosse arrivata negli uffici di via Fatebenefratelli una copia autentica dei documenti di identità.

Al magistrato milanese, che comunque aveva disposto la collocazione della ragazza in una struttura protetta e, qualora non ci fosse stato posto, di trattenerla in Questura, dopo l’identificazione di Ruby non sarebbe mai nemmeno arrivata una telefonata per chiederle l’autorizzazione ad affidare la minorenne alla consigliera Minetti.

[ad#Juice 250 x 250][ad#Juice PopUnder2][ad#Juice Overlay]

La prova che il pm non diede l’autorizzazione ad affidare la giovane, protagonista assoluta dell’inchiesta apertadella Procura di Milano per favoreggiamento della prostituzione, è data la relazione stilata quella notte dalla polizia e riportata e riprodotta fotograficamente in maniera parziale oggi dal quotidiano “La Repubblica”.

Secondo il documento, giunto alla Procura dei minori circa un mese più tardi (e non al pm Fiorillo nei giorni successivi), dopo l’arrivo della ragazza in questura e l’avvio delle procedure di identificazione, era giunta la telefonata da Palazzo Chigi in cui si specificava che Ruby «era la nipote del presidente» egiziano Mubarak e che «quindi doveva essere lasciata andare». Successivamente, sempre secondo il rapporto pubblicato dal quotidiano, in via Fatebenefratelli si erano presentate «due amiche della minore, e cioè la signora Nicole Minetti, consigliere regionale della Regione Lombardia, con incarico presso la presidenza del consiglio dei ministri», che si era offerta di prendere momentaneamente in affido la giovane e la «inquilina della minore».

In virtù del legame politico nobile, viene contattata ancora il pm di turno, la quale informata anche della segnalazione della parentela di Ruby «disponeva comunque l’affido della minore a una comunità o – si legge nell’atto – la temporanea custodia della minore presso gli uffici della questura». Infine, è scritto ancora nella relazione, veniva di nuovo contattato il pm e «si raggiungeva il seguente accordo, e cioè bisognava avere la copia di un documento di identità della minore per poi poterla affidare alla Minetti e lasciarla andare». Il documento o una sua copia, chiesto dal magistrato per verificare se la ragazza fosse o meno nipote di Mubarak, non venne però recuperato. La giovane venne quindi identificata in altro modo e, secondo quanto ribadito oggi da fonti giudiziarie, Ruby venne affidata alla Minetti nonostante non ci fosse il consenso del pm Fiorillo. Diversa, invece, la versione resa ieri sera in un comunicato stampa ufficiale della Questura, secondo cui, invece, l’autorizzazione ci sarebbe stata.

Redazione

Leave a Reply

Your email address will not be published.