MARRAZZO, FINE DI UN INCUBO PREMEDITATO

MARRAZZO, FINE DI UN INCUBO PREMEDITATO

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Piero MarrazzoROMA, 19 APR – “In sei mesi non è cambiato nulla: ero e sono una vittima e un testimone di quanto è avvenuto. E’ importante che ciò sia stato affermato dalla Cassazione”. Con queste parole l’ex presidente della Regione Lazio rompe il silenzio dopo lo scandolo Natalie.

“Ho scelto il silenzio per sei mesi per rispetto ai giudici, agli investigatori e all’Arma dei carabinieri”, ha proseguito Marrazzo parlando nello studio del suo avvocato Luca Petrucci. “Mi sono assunto le mie responsabilità – ha spiegato – verso i cittadini e gli elettori dimettendomi per colpe che sono personali e che hanno coinvolto anche la mia famiglia”.

Marrazzo fu “chiaramente la vittima predestinata” di una “imboscata organizzata ai suoi danni” da alcuni carabinieri della Compagnia di Roma Trionfale e nei suoi confronti non è ravvisabile alcuna responsabilità penale né per quanto riguarda l’uso dell’auto blu, per raggiungere l’appartamento di via Gradoli per incontrare il trans Natalie, né per quanto riguarda l’eventuale utilizzo di cocaina. Lo sottolinea la Cassazione affrontando per la prima volta il ‘caso Marrazzo’ nelle motivazioni, appena depositate, del provvedimento con il quale ha confermato le misure cautelari nei confronti dei carabinieri coinvolti, indicando anche un ruolo più grave nei confronti del maresciallo Nicola Testini.

In particolare, per quanto riguarda la posizione di Marrazzo nell’ambito della sgradevole vicenda che lo ha portato alle dimissioni dopo essere stato sorpreso e filmato da alcuni carabinieri insieme al trans Natalie, anche con una sospetta dose di cocaina, la Suprema Corte – respingendo i tentativi dei difensori dei carabinieri di gettare discredito sulle dichiarazioni dell’ex governatore – rileva che “nei confronti di Marrazzo nulla autorizza ad ipotizzare condotte delittuose, essendo egli chiaramente la vittima predestinata di quella che é stata considerata come un’imboscata organizzata ai suoi danni”. Aggiunge la Cassazione che nemmeno la presenza della cocaina in casa di Natalie può condurre “a diverse conclusioni”. E ciò non solo perché in base ai risultati delle indagini la presenza della cocaina “é stata attribuita proprio agli indagati, che miravano evidentemente a rendere più gravosa la posizione del Marrazzo per renderlo più vulnerabile e pronto a subire qualsiasi ricatto, ma anche perché, se pure la droga l’avesse portata l’ex governatore, nessuna conseguenza di natura penale avrebbe potuto derivargliene, trattandosi di droga chiaramente destinata al consumo personale”.

BORed

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