CASO CUCCHI: SECONDO PROCURA MORTE NON E’ AVVENUTA PER DISIDRATAZIONE

CASO CUCCHI: SECONDO PROCURA MORTE NON E’ AVVENUTA PER DISIDRATAZIONE

ROMA, 9 APR. – Secondo il direttore dell’istituto di Medicina legale dell’università La Sapienza, Paolo Arbarello, la morte di Stefano Cucchi si sarebbe potuta evitare se il detenuto fosse stato sottoposto a cure adeguate. Secondo Arbarello, nominato dalla Procura come consulente per le indagini, il giovane non sarebbe morto per disidratazione dato che la sera prima di morire aveva bevuto alcuni bicchieri d’acqua e le analisi riguardanti la funzionalità renale erano risultate buone.

Di avviso opposto la conclusione della commissione parlamentare d’inchiesta guidata da Ignazio Marino: Cucchi sarebbe morto per fame e sete dopo l’arresto per detenzione di droga. Secondo Arbarello invece il decesso è avvenuto per omissione di cure adeguate alla sua particolare situazione clinica che comprendeva patologie quali ipoglicemia, disturbi epatopancreatici, elettrolitici e bradicardia. In più era un soggetto cachettico, cioè un soggetto magrissimo che ha deciso di non alimentarsi.

Il reparto di medicina protetta del Pertini di Roma in cui Cucchi era stato ricoverato non era quello adatto per fronteggiare le necessità di quel paziente e per questo motivo i dall’Ordine dei Medici di Roma ha avviato due provvedimenti nei confronti di altrettanti medici coinvolti nel caso.

Il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni definisce inquietante lo scenario delineato dalle nuove indagini secondo il quale la morte del ventiduenne si sarebbe potuta evitare. Secondo Ignazio Marino tuttavia la perizia conferma l’esito del lavoro della Commissione parlamentare: “La salute- commenta il senatore del Pd e Presidente della Commissione d’Inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale – è un bene che deve essere assicurato a tutti gli individui e nelle stesse modalità”.

Sara Marini

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