VIBO VALENTIA: NO AI MAFIOSI IN PROCESSIONE, SPARI CONTRO LA CASA DEL PRIORE

VIBO VALENTIA: NO AI MAFIOSI IN PROCESSIONE, SPARI CONTRO LA CASA DEL PRIORE

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Blitz dei carabinieri alla processione dell'AffruntataVIBO VALENTIA, 6 APR. – Siamo a Sant’Onofrio, piccolo paese del vibonese, dove ogni anno, come tradizione, la domenica di Pasqua tutto il paese organizza e partecipa alla processione dell’ “Affruntata”, processione durante la quale tre statue raffiguranti Maria Addolorata, Gesù e San Giovanni vengono trasportate a spalla, da quattro portatori per statua, per simboleggiare l’incontro dopo la resurrezione di Cristo.

Ciò che fa discutere oggi, è proprio il ruolo dei portatori delle statue, da sempre affidato ai “nuovi” delle cosche mafiose, quasi come fosse un rito iniziatico, la prima presentazione in pubblico delle nuove reclute.

Quest’anno qualcosa però è cambiato, il vescovo di Mileto, Luigi Renzo, ha deciso di far girare per le parrocchie della provincia un “direttorio”, un regolamento interno, per le “buone pratiche” nelle manifestazioni pubbliche. E tra le “raccomandazioni” del vescovo appare quella di tenere lontane dalle processioni le “persone discusse“. Un’indicazione seguita dal parroco don Franco Fragalà e dal priore della confraternita che si occupa del sorteggio dei nomi dei portatori, Michele Virdò.

Certo questo provvedimento non è piaciuto ai boss, e proprio nella notte di sabato, ignoti hanno sparato due colpi di pistola contro il cancello dell’abitazione del priore della confraternita che organizza il rito. Virdò, dopo avere avvisato i carabinieri ha deciso di sospendere e rinviare il rito, forse alla prossima domenica.

Sant’Onofrio, certo è un paese ad alta densità mafiosa, questo è stato anche dimostrato dal fatto che nell’aprile scorso il comune è stato sciolto per presunti condizionamenti mafiosi. Da allora l’amministrazione è retta da una commissione straordinaria.

Purtroppo l’abitudine di unire la mafia alla religione non appartiene solo a questo piccolo paese, ma a tutte le coshe mafiose, da sempre le famiglie mafiose partecipano alla vita religiosa delle proprie parrocchie.

De Andrè cantava : “il parroco si porta a spasso per il paese l’amore sacro e l’amor profano .…” nella sua celebre Bocca di Rosa, certo questa immagine non è lontana dall’immagine dei boss in prima fila alle processioni, dove però non si porta “a spasso” per il paese l’amore sacro e quello profano, ma illegalità, il sangue delle vittime della mafia, la cultura del prepotente, affianco al Cristo Risorto, simbolo della rinascita, dell’inizio di una nuova vita.

Stefania Cugnetto

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