MACERATA, UNA FAMIGLIA SPEZZATA. IN ATTESA DELLO SFRATTO SI SUICIDA LANCIANDOSI DAL SECONDO PIANO

MACERATA, UNA FAMIGLIA SPEZZATA. IN ATTESA DELLO SFRATTO SI SUICIDA LANCIANDOSI DAL SECONDO PIANO

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MACERATA 29 GENN – Non ha voluto aspettare l’arrivo dell’ufficiale giudiziario che gli doveva consegnare la notifica di sfratto esecutivo. Così, Fausto F., 55 anni, ha telefonato alla moglie, le ha detto «Non ce la faccio più, mi dispiace», e si è lanciato dal secondo piano dell’alloggio popolare che avrebbe dovuto lasciare per morosità. Tre ore dopo, l’ufficiale giudiziario, ignaro di tutto, è arrivato in via Verga con la pratica, e ha trovato il cadavere sull’asfalto.

E’ successo ieri, intorno alle 16 a Civitanova Marche (Macerata). La storia di Fausto, un ex operaio tagliatore in un’azienda calzaturiera, è simile a quella di tanti altri lavoratori del distretto calzaturiero maceratese-fermano. Dal 2007, la qualifica di tagliatore aveva permesso a Fausto di guadagnare abbastanza per mantenere la moglie e il figlio 27enne. Ma con la grande crisi del settore ha perso il posto fisso e ha dovuto arrangiarsi con lavori saltuari; depresso dalle difficoltà economiche, con un debito complessivo di 8.600 euro, l’ex operaio ha vissuto come un trauma l’aumento del canone d’affitto e il preavviso di sfratto.

Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato, e sul tema è intervenuto oggi il segretario provinciale della Cgil di Macerata Aldo Benfatto: «Non si può morire per una casa. Se Fausto avesse potuto raggranellare i 200 euro in più per il nuovo canone d’affitto, forse sarebbe ancora vivo». E ai giornalisti ha dichiarato: «Non vogliamo fare polemica nei confronti di nessuno, solo invitare a riflettere sul fatto che sarebbero bastati pochi soldi per arrestare la procedura di sfratto. E che una soluzione alternativa, un alloggio-ponte, non sono stati trovati».

Agli enti locali e alle parti sociali la Cgil chiede maggiore attenzione riguardo le politiche abitative per le categorie che in questo momento vivono una vera emergenza sociale.

Mara Monfregola

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