STEFANO CUCCHI: TRASFERITI I TRE MEDICI DELL’OSPEDALE PERTINI. INCHIESTA AD UN BIVIO

STEFANO CUCCHI: TRASFERITI I TRE MEDICI DELL’OSPEDALE PERTINI. INCHIESTA AD UN BIVIO

ROMA, 19 NOV. – Sono stati trasferiti i tre medici dell’Ospedale Sandro Pertini coinvolti nelle indagini sulla morte di Stefano Cucchi. Lo ha reso noto Flori Degrassi, direttore generale dell’Asl Roma B

, dal quale dipende il reparto penitenziario dell’ospedale romano. I medici trasferiti sono il primario Aldo Fierro, responsabile del reparto penitenziario, e i medici Stefania Corbi e Rosita Caponetti. I tre avevano ricevuto un avviso di garanzia per omicidio colposo, perché accusati di aver omesso le dovute cure sanitarie a Stefano Cucchi, il ragazzo di 31 anni fermato dai carabinieri per droga il 15 ottobre scorso al Parco degli Acquedotti di Roma, e poi morto il 22 mattina al ‘Sandro Pertini’. Anche tre guardie carcerarie coinvolte nell’indagine sono state trasferite.

TESTE, ERANO IN TRE A PICCHIARE

“Erano in tre a picchiare, ma non carabinieri”. E’ quanto dichiarato il 3 novembre scorso ai pm romani che indagano sulla morte di Stefano Cucchi dal cittadino del Gambia, S.Y., detenuto per droga in una struttura di assistenza per tossicodipendenti e principale testimone dell’inchiesta. Il verbale di assunzione di informazioni, di 29 pagine, è stato redatto con l’assistenza di un interprete. E proprio alcune difficoltà di traduzione sono state incontrate dagli inquirenti nel corso dell’atto istruttorio tanto da dover far ripetere più volte alcune circostanze relative alla ricostruzione dei fatti. S.Y. è il detenuto che, insieme con Cucchi, il 16 ottobre scorso si trovava in una delle celle di sicurezza del tribunale di Roma per l’udienza di convalida del fermo. All’inizio del suo colloquio con i pm, il teste – si legge nel verbale – afferma di non ricordare che lui e Cucchi furono ammanettati insieme prima di essere portati a Regina Coeli, poi confonde la data del 16 ottobre con quella del 18, alla fine ricorda di essere stato con Stefano nella stessa cella. “Era magro – afferma – la faccia carina, il cappuccio in testa”. Quindi l’extracomunitario parla delle prime parole scambiate con l’italiano: “Lui dire me – traduce l’interprete – se ho droga, io dire ‘no, non ce l’hò, e lui dire ‘io ce l’ho dentrò”. Descrivendo le modalità della presunta aggressione a Cucchi, S.Y. inizialmente afferma: “l’hanno aggredito, gli hanno dato un calcio… carabinieri…”. Poi, a domanda se siano stati i militari dell’arma, risponde: “no – traduce l’interprete – gli accompagnatori… quindi sarà la penitenziaria”.

INCHIESTA DAP AFFIDATA A CAPO UFFICIO DETENUTI

E’ stata affidata a Sebastiano Ardita, responsabile della Direzione generale detenuti del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, l’inchiesta amministrativa disposta dal capo del Dap Franco Ionta per far luce sulle responsabilità della morte di Stefano Cucchi. Ardita, magistrato in servizio al Dap da 8 anni, dovrebbe concludere l’indagine amministrativa nel giro di 15-30 giorni circa. L’inchiesta del Dap – secondo quanto si è appreso da ambienti investigativi – sarebbe cominciata con uno scambio di informazioni con la Procura di Roma, che ha iscritto nel registro degli indagati 3 agenti della Polizia penitenziaria ipotizzando il reato di omicidio preterintenzionale del detenuto trentunenne.

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