CASO CUCCHI, AVVISI DI GARANZIA PER I MEDICI DEL PERTINI. SI STRINGE IL CERCHIO SULLA MORTE DI STEFANO

CASO CUCCHI, AVVISI DI GARANZIA PER I MEDICI DEL PERTINI. SI STRINGE IL CERCHIO SULLA MORTE DI STEFANO

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ROMA, 13 NOV. – Sul caso Cucchi, giungono in queste ore sempre nuovi elementi che fanno pensare che l’inchiesta avviata dalla Procura di Roma, sia ormai in dirittura d’arrivo. Già domani potrebbero essere emessi i primi avvisi di garanzia e, allo stesso tempo, la lista degli indagati potrebbe crescere considerevolmente.

I MEDICI DEL PERTINI. Nell’occhio del ciclone in particolare i medici del Pertini, che hanno tenuto in cura il giovane gemoetra romano fino all’alba del 22 ottobre scorso, quando Stefano Cucchi è morto.
Giovanni Battista Ferri, il primo medico a incontrare Stefano nelle celle del tribunale, ha raccontato che il ragazzo “voleva i suoi farmaci. Gli ho chiesto come si fosse procurato quei segni in viso, notando anche che camminava piegato. Ho capito che non voleva dire cosa gli fosse accaduto. Non ha voluto farsi visitare, mi ha solo detto che aveva male alla schiena e all’osso sacro. Alle mie insistenze ha detto che era caduto dalle scale il giorno prima, ma era chiaro che non diceva la verità, che non voleva parlare ma solo chiudere quell’argomento”.
“Sono stati gli agenti penitenziari a chiamarmi – prosegue Ferri – visto il volto di Stefano Cucchi con i lividi, volevano assicurarsi che non gli fosse accaduto qualcosa prima che lo prendessero in consegna dai carabinieri. E il ragazzo aveva bisogno di farmaci contro l’epilessia”. Il medico sostiene di essere stato chiamato dagli agenti «verso le 14. Una volta in cella ho visto quei segni sulla faccia. Se fosse accaduto qualcosa prima, gli agenti mi avrebbero chiamato subito, non alle 14. Lì per lì non ho avuto sentore di un pestaggio. Ma quel giovane era reticente, non voleva parlare dell’origine di quelle lesioni“.

IL NUOVO VIDEO DELLE CELLE. Gli inquirenti sono ora in possesso delle immagini che ritraggono i movimenti di Stefano Cucchi e dei suoi accompagnatori, all’interno del sotterraneo del Tribunale dove, in base alle testimonianze di altri detenuti, sarebbe avvenuto il pestaggio.
Oltre al supertestimone di origine africana che avrebbe assistito alle violenze alle quali Cucchi veniva costretto, dallo spioncino di una cella, spuntano anche altre due persone che hanno “visto e sentito”. Ed ancora, ci sono i racconti di coloro che hanno raccolto le confidenze del trentunenne riguardo l’aggressione subita.
Le versioni dei testimoni sono discordanti riguardo i protagonisti: alcuni accusano gli agenti carcerari, altri i carabinieri.
Le versioni fornite sono contrastanti in numerosi casi, tanto che Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare d’Inchiesta sulla Sanità, ha deciso di continuare a porte chiuse l’audizione dei medici e si secretare gli atti.

LA POLIZIA PENITENZIARIA. A parlare è Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria). “Per dare conto – dice – di un fatto”. “C’è una pessima aria di caccia alle streghe. E siccome mi ribello ad un linciaggio di colleghi fino a prova contraria innocenti, siccome il clima nelle carceri inizia a diventare davvero pesante, è meglio allora che tutti sappiano cosa ha detto davvero Stefano Cucchi il pomeriggio del 16 ottobre lasciando le celle di sicurezza del tribunale di Roma. Cucchi – e lo hanno sentito i quattro agenti che lo trasferivano a Regina Coeli – si rivolse al detenuto africano con cui era ammanettato, il cosiddetto testimone, e non gli disse semplicemente “Guarda come mi hanno ridotto”. Gli disse: “Guarda come mi hanno ridotto ieri sera”. “Ieri sera”, chiaro? Ecco, non mi pare debba aggiungere altro”.
L’importanza di queste due parole, “ieri sera”, potrebbe essere cruciale.

MINACCE DI MORTE A GIOVANARDI. Intanto, il 10 novembre, il sottosegretario Carlo Giovanardi ha ricevuto diversi sms recanti minacce di morte nei confronti suoi e della sua famiglia. Intervistato dall’ANSA, il senatore ha dichiarato: “questo è il frutto avvelenato di una campagna diffamatoria che ha strumentalizzato affermazioni da me mai pronunciate sul giovane Stefano Cucchi, che io fin da subito ho difeso, condannando duramente il fatto che non sia stato nè curato nè alimentato nei giorni del ricovero malgrado la fragilità delle sue condizioni“.[ad#Google Adsense Banner]

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